Renato Farina si scusa, rispondendo alle domande de ilfattoquotidiano.it: “Sono un dipendente del gruppo parlamentare di Forza Italia (alla Camera, ndr) e, per contratto, non posso rilasciare interviste. Non è stata una mia dichiarazione al giornalista, ma non smentisco niente”. La dichiarazione in questione, riportata oggi dal quotidiano Libero, è un vero e proprio spot alla nomina, alla guida della cybersecurity, di Marco Carrai, amico fidatissimo del premier Matteo Renzi. “Perché è bravo davvero”, assicurava l’ex parlamentare berlusconiano ai deputati azzurri. “Non è il caso di fare barricate su Marco Carrai alla cybersecurity del governo”, ragionava Farina, oggi animatore del Mattinale, il bollettino quotidiano voluto dal capogruppo di Fi Renato Brunetta, che detta la linea sui principali temi d’attualità della giornata. Insomma, un invito a non ostacolare la nomina del fedelissimo del numero uno di Palazzo Chigi da parte dell’ex vicedirettore di Libero che non nasconde di essere un “estimatore di Carrai per la comune militanza ciellina”.

NIENTE IN ORDINE Curioso, in ogni caso, che a sponsorizzare la nomina di Carrai (nella foto con Agnese Landini, moglie del premier) a capo della cybersecurity sia lo stesso Farina, assurto all’onore delle cronache per i suoi legami con i servizi segreti sotto lo pseudonimo di ‘Betulla’. Furono i magistrati Armando Spataro e Ferdinando Pomarici a scoprire la sua collaborazione, dal 1999 al 2006, con il Sismi allora diretto da Niccolò Pollari. Farina ha raccontato la sua versione dei fatti in un libro, Alias agente Betulla, pubblicato nel 2008, un anno dopo aver patteggiato una condanna a sei mesi (commutati in una multa di 6.800 euro) per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sul rapimento dell’ex imam di Milano Abu Omar. Che gli è costata anche la radiazione dall’Ordine dei giornalisti (Odg), per violazione del divieto di intrattenere rapporti con i servizi segreti. Evitata giocando d’anticipo: chiese la cancellazione dagli elenchi prima dell’adozione del provvedimento disciplinare. Quando poi, nel settembre 2014, il consiglio dell’Ordine della Lombardia ammise con voto unanime la sua domanda di reiscrizione, il giornalista di Repubblica, Carlo Bonini, si dimise polemicamente dal consiglio nazionale dello stesso Odg.

ALL’ULTIMO DOSSIER “La sua riammissione nell’Ordine – disse Bonini – oltraggia non solo la memoria di Giuseppe D’Avanzo, un amico di cui ho pudore a parlare, per me un padre non solo della professione, ma soprattutto quello che ha dato al giornalismo. E il silenzio è dei complici”. Il riferimento è all’attività di dossieraggio contro magistrati, politici e giornalisti svolta dalla struttura con la quale Farina collaborava. E sulla quale anche il Copasir, organo di controllo parlamentare sui servizi segreti, ha avviato una indagine. L’anno scorso l’ultimo colpo di scena: ospite di Fatti e misfatti su TgCom24, Pollari scagionò ‘Betulla’: “Non è il giornalista Farina, ma è un’altra persona”. E lui, proprio al Fatto quotidiano, confermò. Stavolta smentendo se stesso.

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