Nel deserto delle periferie romane, nel quartiere Rebibbia-Casal de Pazzi c’è la biblioteca “Fabrizio Giovenale” che offre svago e cultura. “E’ in un luogo bellissimo, è tenuta con cura e – spiega Tommaso Caldarelli di giornalettismo.com – gli studenti la amano, sono pronti a difenderla”. Alla biblioteca, un’oasi verde alle porte del Parco d’Aguzzano, resta poco da vivere. “Sulla carta chiudiamo a marzo, forse resistiamo fino a maggio”, spiega il direttore Stefano Petrella. La convenzione col Comune di Roma, che affidava la gestione della biblioteca al Centro di Cultura ecologica, è scaduta il 31 dicembre 2015. Il commissario Tronca ha concesso una rinnovo di 3 mesi, prorogabile per altri due mesi. Non è la prima volta che la politica prova a chiudere un luogo unico, in una periferia senza luoghi di aggregazione. Già Gianni Alemanno, nel 2009, chiuse il rubinetto dei finanziamenti: 35mila euro l’anno, la somma che il Comune aveva stanziato per la Giovenale sin dal 2003 (data della convenzione). Alemanno provò ad affidare la struttura, un’ex stalla rimessa a nuovo, a Zetema, società partecipata al 100% da Roma Capitale. Scelta incomprensibile per Stefano Petrella: “Noi siamo un modello virtuoso, ci risulta che Zetema abbia gestito altri centri culturali con fondi molto più ingenti dei nostri”. Con 35mila euro, la biblioteca offre pure un centinaio di orti urbani e il mercato biologico, incontri e dibattiti, come quello col regista Ken Loach. “Dovrebbe arrivare un nuovo bando per l’affidamento della gestione – spiega Petrella – ma dal Comune nessuna garanzia”. Intanto, la biblioteca va avanti senza finanziamenti, grazie al volontariato. E senza uno spazio che gli spetta per legge: “La cosiddetta Stalla dei Tori, un casale occupato dalla protezione civile – spiega Petrella -. Alemanno gliel’affidò per nove mesi, nel 2010”. Dopo sei anni, la Protezione civile è ancora lì, al posto della biblioteca “Fabrizio Giovenale”