“Mantengo la mia candidatura. Non rinuncio a nulla”. Queste le parole di Mariano Rajoy davanti ad una platea di giornalisti increduli. Il premier uscente, con grande sorpresa, ha declinato ufficialmente l’invito del re Felipe VI per la formazione di nuovo governo a Madrid: “Non solo non ho una maggioranza di voti a favore, ma ho una maggioranza assoluta contro”, precisava alla stampa riunita in serata al Palazzo della Moncloa. Una decisione che lascia attonito il Paese, visto che 24 ore prima lo stesso Rajoy aveva annunciato di “avere le forze” per un prossimo mandato.

L’ex premier però non sembra voler gettare la spugna né passare il turno. Per lui, pare che il momento non sia “ancora” propizio, non “vale la pena”, ha precisato. Come a dire che serve qualche altro giorno in più per, chissà, trovare nuovi sostenitori. Il problema insomma non è il se, ma il quando. Per il leader dei popolari questa rinuncia va circoscritta solo a questo primo tentativo, ma non rigetta l’idea di essere investito in un altro momento, se riuscisse a ottenere i voti sufficienti. Ha poi anche negato di farsi da parte a favore di un altro membro del partito. “La gente ha votato per il PP con un candidato. Bisogna rispettare i voti e la democrazia. Il PP ha vinto e il PP ha un candidato”, ha aggiunto stroncando sul nascere i rumors che già circolavano nei corridoi dei palazzi su un possibile cambio al vertice. “Ho proposto un governo del PP, Psoe e Ciudadanos, il più ragionevole e moderato. Le mie proposte sono chiare: una coalizione di tre partiti, che sia di governo o d’appoggio nel Parlamento, per dare un messaggio di fermezza”, ha continuato.

Peccato che il leader dei socialisti Pedro Sánchez non sembra essere d’accordo. Da giorni lavora per un patto con Podemos, IU e i partiti nazionalisti. “Non è quello che conviene al Paese” ha assicurato Rajoy, che insiste per una grande coalizione. Non solo. Rispondendo alle domande dei giornalisti il premier uscente ha criticato l’atteggiamento di Sánchez, che più volte a rifiutato di parlare con lui, dopo quella prima breve conversazione alla Moncloa, all’indomani del voto del 20 dicembre. “Nel mio percorso politico non mi era mai successo”, ha aggiunto, affermando poi che tenterà ancora un dialogo con i socialisti.

La decisione a sorpresa del premier uscente sposta ora tutta l’attenzione proprio su Pedro Sánchez. Potrebbe essere lui adesso a dover affrontare il primo dibattito in Parlamento e a dover scendere a patti con Podemos per cercare di formare un nuovo governo. L’offerta di Pablo Iglesias per molti socialisti, soprattutto i cosiddetti baroni andalusi, è come la storia della mela avvelenata: dietro le quinte si parla già di un Iglesias che mira a ottenere quasi una metà dei ministeri di un governo di colazione e perfino di un nuovo ministero della Multinazionalità, una creazione ad hoc per trovare una soluzione sul versante catalano: come a dire Podemos non sembra voler rinunciare alla “linea rossa” del referendum in Catalogna. Tutte condizioni queste che saranno discusse, come previsto, all’assemblea del partito socialista del prossimo 30 gennaio. E alcuni parlano già di “umiliazione” e di un accordo che potrebbe portare il Psoe al disastro. I problemi di Sánchez però non vengono solo dal partito viola. Albert Rivera, a capo di Ciudadanos, ha commentato in un tweet il nuovo scenario politico, chiarendo fin da subito la sua posizione: “Rajoy rinuncia all’investitura. Sánchez deve decidere se cerca accordi con chi sta al centro e dalla parte della Costituzione o coi partiti separatisti”.

Se la morsa, dunque, da una parte si stringe attorno a Sànchez, dall’altra, secondo alcuni analisti, la rinuncia di Rajoy è solo “una mossa strategica per guadagnare del tempo”. Frattanto lunedì il re Felipe VI comincerà un nuovo giro di consultazioni con tutte le forze politiche.

@si_ragu