Siamo agli sgoccioli. I forzisti che per anni si sono riuniti nella sfarzosa sede romana a San Lorenzo in Lucina hanno le ore contate. Già dai prossimi giorni inizieranno i traslochi dal quartier generale del partito di Silvio Berlusconi che dovrà essere liberato entro il primo febbraio. I parlamentari e i dipendenti di Fi quindi dovranno andare a raccogliere i loro oggetti personali.

Come gli è stato intimato in una email inviata ieri a deputati e senatori azzurri da parte dell’ufficio Servizi generali. “A causa delle note difficoltà finanziarie in cui versa il nostro movimento politico – è scritto nella email – si rende necessario e improcrastinabile il rilascio dei locali dove è ubicata la nostra sede nazionale. In previsione di un prossimo trasloco, invitiamo tutti a ritirare il materiale di proprietà personale (cartaceo e/o suppellettili…) eventualmente lasciato presso gli uffici”.

Bisognerà dunque fare gli scatoloni “entro e non oltre il giorno 31 del corrente mese (data oltre la quale non è possibile garantire la custodia del materiale privato)”.

Sono finiti i tempi d’oro, quando il partito di Berlusconi poteva permettersi uffici in uno stabile pregiato, un quartier generale da circa tremila metri quadrati nel centro storico di Roma al costo di 960 mila euro l’anno. E dubbi su una permanenza dei forzisti erano già venuti quando quell’immobile è finito in un annuncio di un’agenzia immobiliare romana, anche se con “trattativa riservata”.

Intanto, sono già iniziate le ricerche per una nuova sede: la tesoriera del partito Mariarosaria Rossi che sta cercando di far quadrare i conti (ormai in profondo rosso) di Forza Italia ha già visto tre possibili luoghi che potrebbero ospitare senatori e deputati. Ma la parola finale spetterà comunque a Silvio Berlusconi. Nel frattempo le riunioni verranno fatte a palazzo Grazioli, dove verranno messe disposizione alcune stanze.

Sono le conseguenze queste di una spending review che ha portato il partito negli anni scorsi a mettere in cassa integrazione alcuni dipendenti.

Di questi ora c’è chi ha trovato un impiego, chi ha fatto causa all’allora Pdl (ma non ci sono ancora le decisioni dei giudici) e a oggi risultano 67 persone sotto procedura di “licenziamento collettivo”, più altri cinque che invece sono in “aspettativa”. Si tratta in quest’ultimo caso di persone con ancora un ruolo istituzionale. Insomma, non è rimasto quasi nulla di quando si inaugurava in pompa magna la sede di San Lorenzo in Lucina.

Era il settembre del 2013 e a tagliare il filo tricolore, sorridenti, erano in tanti: c’era Denis Verdini, Maurizio Lupi, Sandro Bondi, ma anche Angelino Alfano, Rocco Crimi, Renato Brunetta e Daniela Santanchè, gli unici tre che sono ancora accanto all’ex premier.

E come la sede, anche il partito nel frattempo si è andato sgretolando. Alfano non è più il “delfino” e Verdini non fa più da trait d’union per il Patto del Nazareno. Adesso sembra di essere davvero alle battute finali.

Da il Fatto Quotidiano del 22/01/2016