Gatti scomparsi da un giorno all’altro nel territorio tra Parma e Reggio Emilia. Oltre cento, forse un migliaio, svaniti come nel nulla nel periodo che va dal 2007 al 2015, allontanati da colonie, giardini o appartamenti privati, dove non hanno mai più fatto ritorno. Il giallo di dove siano finiti tutti quei felini e di cosa sia stato fatto di loro, a distanza di anni non è ancora stato risolto. Rapiti per addestrare i cani ai combattimenti, serviti a tavola a ignari commensali o addirittura utilizzati per sperimentazioni. Tutte ipotesi emerse negli anni, con anche il dubbio che dietro a questi episodi si nasconda una vera e propria organizzazione. La realtà però, spiega in un comunicato Enpa, è che “nessuno sa che fine abbiano fatto, né il motivo per il quale essi siano scomparsi”. Per questo insieme alle altre associazioni animaliste, l’ente di protezione animali chiede alla comunità e alla magistratura di mantenere alta l’attenzione su questo tema con una manifestazione organizzata in piazza Garibaldi a Parma sabato 23 gennaio, a cui ha aderito una decina di realtà locali e nazionali, tra cui Lega del Cane, Oipa, associazione Diritti degli animali.

Nella “chiamata alle armi” gli animalisti denunciano i fatti più gravi che si sono susseguiti tra le province di Reggio e Parma negli ultimi anni. Le prime sparizioni sono a Barco e a Bibbiano, nel reggiano, anno 2007. Poi il fenomeno sconfina e arriva al parmense. Il caso più eclatante è nel 2008, quando a Parma in via Budellungo nel giro di 48 ore vengono sottratti senza lasciare alcuna traccia una trentina di gatti appartenenti a una colonia, che difficilmente si sarebbero fatti avvicinare o catturare. Poi i casi aumentano e tra il 2013 e il 2014 arrivano segnalazioni da frazioni e comuni come Monticelli, Lesignano Bagni, Montechiarugolo, Felino, Sala Baganza, Traversetolo, Collecchio, San Secondo, Panocchia, tutti nella provincia di Parma.

L’Enpa spiega che la magistratura aveva iscritto nel registro degli indagati un 40enne di Monticelli che era stato colto in flagrante mentre prelevava un gatto dal giardino di un’abitazione. Gli animalisti sono convinti che non si tratti di un elemento isolato, ma che ci si trovi di fronte a un’organizzazione di cui l’uomo farebbe parte. Ma il pericolo, spiega Lella Gialdi, presidente della sezione Enpa di Parma, è “che la magistratura archivi il tutto e che gli autori di questi reati restino senza un nome. Con l’ulteriore rischio di una preoccupante recrudescenza del fenomeno”. Soprattutto perché, spiegano le associazioni, se dopo questa indagine le sparizioni sembravano essersi fermate, a novembre 2015 l’incubo è ricominciato a Fidenza. E ora ti teme che i gatti possano di nuovo tornare a essere braccati. Per questo si chiede agli inquirenti di non archiviare il caso, ma di compiere un “ulteriore sforzo investigativo”, perché, conclude Gialdi, la paura è che “alla base di queste scomparse vi siano cause ancora più inquietanti di quelle ipotizzate; cause sulle quali è essenziale fare luce, per gli animali e per la serenità della nostra comunità”.