Se la Borsa di Milano guadagna più del 4% dopo le parole di Draghi, succede che Virus e Piazza Pulita si blocchino entrambi sotto il 4 di share Auditel, fermandosi al 3,5%, tanto da non superare il 7%, praticamente la metà rispetto ai risultati che un tempo facevano Ballarò o Servizio Pubblico. Vero che su Rai 1 c’era Don Matteo con quasi otto milioni di spettatori (uno in meno, tuttavia, rispetto all’esordio) e che su Rai 3 riappariva Franca Leosini scortata da Rudy Guede, ma la concorrenza non era tale da distrarre un popolo che fosse effettivamente allarmato per la sorte dei propri mutui e dei conti in banca, tant’è che al primo squarcio di sereno ha cominciato a cercare dell’altro, oppure ha atteso di sentire Renzi da Vespa (che è arrivato al 18%). Magari qualcuno ha addirittura spento la tv.

Ma c’è da dire che nei due giorni precedenti, ancora in pieno allarme rosso e col Monte dei Paschi rotolato a prezzi da raccolta degli stracci, non è che i talk show abbiano fatto faville: Dimartedì e Ballarò hanno sostanzialmente confermato i loro numeri correnti, mentre La Gabbia ci ha rimesso addirittura qualche penna, finendo sotto il 3%.

Si sta consolidando così, a nostro parere, quel fenomeno di “fuoruscita dell’emozione” dai talk show politici che è iniziato (e ne abbiamo talvolta fatto cenno) nel momento in cui Renzi è stato issato al governo e tutti, anche gli avversari, hanno contribuito a dare l’idea che una svolta vera fosse avvenuta. E’ da quel momento, che collochiamo ai primissimi giorni del 2014, che comincia a calare, tanto per dire, lo share del Servizio Pubblico di Santoro. Insomma, è da allora che la platea televisiva ha cominciato a distrarsi come se non avesse più senso inseguire i particolari della navigazione, una volta che la rotta era stata bell’e che impostata.

Aggiungi che nel corso degli ultimi due anni, anche perché le riforme istituzionali sono andate nonostante tutto avanti, si è venuta progressivamente esaurendo la costante attualità della caccia alla casta, un tema che per le esigenze narrative della tv era una vera pacchia giacché forniva a ogni pie’ sospinto personaggi fantastici (ricordando il Batman della Regione Lazio) che si collocavano sullo schema binario “noi di qui loro di là” che da sempre garantisce ai botteghini l’incasso per le storie dei buoni contro i cattivi.

E quindi siamo al punto in cui siamo: con i palinsesti pieni (solo in Italia) di talk show un po’ come nelle banche si accumulano quei crediti sofferenti e inesigibili dei quali si vorrebbero liberare passandoli a una Bad Bank. Ma fare una Bad TV non è possibile (al massimo si può avere una Ugly TV), e dunque prima o poi, vedrete, qualcuno dovrà pur mettere mano a sfoltire, quantomeno, l’insieme.