Dodici miliardi di euro, non poca cosa: sono il totale dei fondi depositati da ricchi contribuenti francesi, al sicuro dal Fisco del proprio paese, sui conti della banca svizzera Ubs. È quanto indica il settimanale francese Le Point: l’informazione sarebbe pervenuta all’amministrazione nazionale delle imposte a Parigi, dove da tempo la giustizia ha nel mirino il colosso elvetico, accusato di attirare facoltosi francesi per fare evasione fiscale.

L’informazione sarebbe stata inviata l’estate scorsa alla Direzione nazionale delle inchieste fiscali (Dnef) da parte degli inquirenti tedeschi, che hanno trovato quella lista sospetta di conti bancari in una filiale dell’Ubs in Germania, durante una perquisizione. Si tratta di 38mila conti, tutti a sei cifre, seguite dal numero 111, che nel linguaggio interno al colosso elvetico indica proprio un cliente francese. Circa la metà dei conti sono inferiori ai mille euro, ma gli altri contengono depositi rilevanti: i 100 più “ricchi” rappresentano in tutto oltre un miliardo di euro (in uno sono stati depositati ben 60 milioni).

La documentazione assume un’importanza particolare nel senso che la giustizia francese sta indagando già dal 2012 su un presunto sistema di istigazione all’evasione fiscale in Francia da parte di Ubs. Lo scandalo era scoppiato tre anni prima, quando due “spie” interne alla banca avevano allertato il Fisco francese. Ubs avrebbe incitato i dipendenti della sua filiale in Francia a “inviare” i clienti più facoltosi in Svizzera, per quello che si definiva un “trattamento speciale”: la possibilità di depositare ingenti fondi su conti svizzeri.

Guillaume Daïeff e Serge Tournaire, i due magistrati responsabili del caso, avevano già valutato a 12,2 miliardi di euro il totale di questi fondi sfuggiti al Fisco francese, sulla base di diverse testimonianze raccolte. Il nuovo materiale appena arrivato dalla Germania conferma quell’ipotesi. In realtà la lista dei 38mila conti risalirebbe al 2008, ma gli inquirenti francesi sospettano una certa stabilità dei depositi in questi anni. In ogni caso di evasione, anche se passata, sempre si tratterebbe.

Ultimo dettaglio: per ora gli inquirenti francesi hanno tra le mani solo una lista di conti, ma non i nomi dei loro detentori. La Dnef, diventata negli anni molto efficiente, potrebbe però risalire a quei nominativi. Lo aveva già fatto per il celebre caso della Hsbc, lo scandalo esploso dopo la consegna alle autorità francesi di una lista di conti di evasori da parte di Hervé Falciani. Allora la Dnef aveva scovato i nominativi per 3mila conti, per un totale di 3,65 miliardi di euro depositati. Proprio quell’episodio aveva esercitato una certa pressione sui contribuenti francesi: dal 2014 oltre 45mila evasori rei confessi si sono presentati al ministero delle Finanze per regolarizzare la loro situazione. Il dicastero ha così recuperato 1,9 miliardi di euro nel 2014, 2,65 l’anno successivo e dovrebbe mettere le mani su 2,4 miliardi a fine 2016.

I magistrati Daïeff e Tournaire dovrebbero a breve rimettere i risultati della loro inchiesta (comprese le ultime novità) alla Procura nazionale finanziaria. Ubs, che è già stata obbligata a versare una cauzione di 1,1 miliardi di euro, dovrebbe essere rinviata a giudizio per “riciclaggio aggravato di frode fiscale”. La banca elvetica rischia di pagare alla fine una multa eccezionale, di 4,88 miliardi di euro.