Una sala di controllo stile Grande Fratello e dispositivi satellitari utilizzati per monitorare a distanza i movimenti degli autisti. Ha deciso di applicare alla lettera le nuove regole introdotte dal Jobs Act, Seta, il gestore unico del servizio di trasporto pubblico locale per le provincia di Reggio Emilia, Modena e Piacenza. Lo scorso 19 gennaio, infatti, gli autisti dell’azienda, nata nel 2012 dalla fusione delle società che prima gestivano, nelle tre aree, il trasporto locale, hanno trovato affisso in bacheca, a Modena, un nuovo ordine di servizio. Un documento che riporta come, “nel rispetto della privacy”, a partire da martedì i sistemi di telecontrollo già installati sui bus per monitorare eventuali disfunzioni, e collegati a una sorta di maxischermo situato in una sala di controllo, saranno impiegati “per ogni finalità connessa al rapporto di lavoro, e quindi anche per i rilievi disciplinari”. “In pratica, un clima da Grande Fratello”, spiega Giulia Grandi, segretario della Filt Cgil di Modena, che assieme alle altre sigle sindacali firmatarie del contratto nazionale – Faisa, Ugl, Cisl e Uil – ha immediatamente dichiarato lo stato di agitazione, denominato ‘procedura di raffreddamento’. “Anche perché il piano è telecontrollare i lavoratori anche a Reggio Emilia e Piacenza. Noi non vogliamo difendere a priori chi commette irregolarità sul posto di lavoro, ma non è nemmeno possibile spiare in questo modo i lavoratori”.

L’azienda ha risposto alle obiezioni mosse dalle sigle spiegando che “Seta non fa altro che applicare le nuove leggi”, il Jobs Act, appunto, articolo 4. Che consente il controllo a distanza dei lavoratori saltando il passaggio degli accordi sindacali. Tuttavia, ora che è stato dichiarato lo stato di agitazione, bisogna rispettare le normative, e le sigle sperano si possa aprire una discussione sul tema. Secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro dell’11 gennaio 2011, infatti, attivata la procedura di raffreddamento, l’azienda ha 8 giorni di tempo per convocare i sindacati. “Qualora ciò non avvenisse, o non si raggiungesse un accordo tra le parti – spiega Grandi – le sigle si rivolgono ai prefetti territoriali, e comunicazione della situazione viene data al capo Comune, in questo caso Bologna, comprensorio regionale, per chiedere l’intervento del prefetto. Il quale, a sua volta, ha 3 giorni di tempo per convocarci. Quindi ora attendiamo di vedere cosa farà Seta”.

“Noi chiediamo che quell’ordine di servizio venga revocato – sottolinea Alfonso De Gregorio, autista Seta e delegato Cgil – altrimenti i lavoratori sono pronti allo sciopero”. Un’eventualità normata dalla legge 146 del 1990, per quanto riguarda il trasporto pubblico. “L’impressione che si vuole dare all’utenza – continua De Gregorio – è che gli autisti siano dei fannulloni da controllare. Siamo molto preoccupati, lavorare spiati è stressante, specie per chi svolge un lavoro che già di per sé comporta molta pressione”.

A Modena, tra l’altro, ricorda la Cgil, proprio a novembre era stato sottoscritto un verbale d’incontro in cui si ribadiva ciò che l’azienda, nel 2009, quando le telecamere vennero installate sui bus per ragioni di sicurezza, aveva già dichiarato: e cioè che il telecontrollo non sarebbe mai stato utilizzato per monitorare a distanza i lavoratori. “Poi però a dicembre è stato nominato il nuovo direttore generale di Seta, Roberto Badalotti, e quegli accordi sono stati completamente scavalcati – spiega Grandi – non è accettabile”.

Tra le ragioni dello stato di agitazione dichiarato dai sindacati, poi, c’è anche il problema dei telefoni cellulari: un secondo ordine di servizio emanato da Seta il 19 gennaio, infatti, ne proibisce l’utilizzo alla guida, anche quando l’autista indossa gli auricolari. “Così, però – racconta il segretario Filt – si genera un problema di sicurezza”. Per comunicare con la centrale operativa, infatti, l’autista ha a disposizione un sistema satellitare installato sul bus, che funziona come un walkie talkie: per rispondere bisogna togliere una mano dal volante e tenere premuto un pulsante. “In uso, quindi, c’è la prassi di usare il proprio cellulare per le comunicazioni di servizio, visto che gli autisti indossano gli auricolari – continua Grandi – ed è un controsenso che l’azienda li vieti, visto che è più sicuro per l’autista telefonare, piuttosto che ricorrere al sistema installato sul bus. Anche noi sindacati condanniamo l’abuso del telefono personale alla guida, ma quest’applicazione del Jobs Act non solo va contro il codice della strada, ma pure contro i principi di sicurezza”.

Per i sindacati, la decisione dell’azienda “è politica”: “Vogliono farci passare per degli sfaccendati, sempre a prendere il caffè o a telefonare – spiega De Gregorio – ma noi rispettiamo le regole, che ad esempio ci consentono una pausa dopo un determinato numero di ore alla guida. E se non ci opponiamo ora a questo clima da fine ‘800 rischiamo che poi un domani diventi la prassi, in Italia”.