bibliotecaparma675Il tempo che passa tutto consuma, anche il patrimonio culturale, libri, dipinti, edifici, paesaggi. Vale anche per i manoscritti musicali: l’inchiostro sbiadisce, la rilegatura si disfa, la carta si corrode. Per impedire che tali manufatti deperiscano occorrono cura, attenzione, interventi mirati, e dunque fondi, che purtroppo non abbondano. Un privato che investa nel restauro di tali oggetti è dunque un benefattore, perché contribuisce a conservare e valorizzare quel che ci è stato tramandato, e lo consegna ai posteri affinché ne godano nel futuro.

Da una decina d’anni la casa editrice padovana Nova Charta, guidata da Vittoria de Buzzaccarini, ha varato il progetto Salviamo un codice, con lo scopo di sostenere il recupero di manoscritti pregevoli conservati nelle nostre biblioteche: senza un’opera di restauro, andrebbero perduti, e irrimediabilmente scomparirebbero il sapere e la bellezza di cui sono depositari. L’intervento più recente è stato condotto da Nova Charta sul manoscritto Chiti M13 custodito nella Biblioteca dell’Accademia dei Lincei e Corsiniana di Roma. Il codice, entrato nella biblioteca Corsini a metà Settecento, contiene una scelta di brani polifonici dal Cinque al Settecento che Girolamo Chiti, custode della cappella Corsini nella basilica del Laterano, offrì al cardinal Neri Maria Corsini.

Nato a Siena nel 1679, il Chiti, compositore, fu un esponente di quella “scuola romana”, che risale per li rami al Palestrina. Eruditissimo, intrattenne un intenso scambio epistolare con una figura eminentissima del Settecento musicale europeo, il bolognese Giambattista Martini: del quale arricchì la straordinaria biblioteca – conservata oggi nel Museo della Musica di Bologna – procurandogli musiche e trattati rari. Proprio il carteggio con Martini consente di ricostruire le vicende biografiche di Chiti, il suo itinerario intellettuale, la sua concezione dell’arte musicale, in particolare quella da chiesa.

Il codice cartaceo della Corsiniana, redatto in un arco di tempo compreso fra il 1721 e il 1756, è stato gravemente compromesso dall’ossidazione dell’inchiostro: trattandosi di una partitura, Chiti tracciò a penna le caselle delle battute che tagliano in verticale i pentagrammi orizzontali. Con l’ossidarsi dell’inchiostro, i rettangoli della carta tendevano a staccarsi come fossero tessere del domino. Il codice cadeva letteralmente in pezzi. L’opera di restauro, laboriosa e complessa, ha felicemente conseguito il recupero totale del manoscritto. Tutti gli interventi apportati, nonché le vicende storiche riguardanti Chiti e il suo manoscritto, sono ora minuziosamente narrati in un quaderno dal titolo Le note del ricordo, che Nova Charta ha pubblicato da poco.

Il quaderno, che raccoglie vari contributi coordinati da Emilio Sala, è dedicato alla memoria di un musicologo insigne, Pierluigi Petrobelli, accademico dei Lincei, docente alla Sapienza di Roma, per molti anni benemerito direttore dell’Istituto nazionale di Studi verdiani a Parma. Fu Petrobelli a segnalare a donna Vittoria, di cui era amico personale, la miserevole condizione del manoscritto Chiti, e a richiederne il munifico intervento. La Buzzaccarini rispose con entusiasmo all’invito. Scomparso Petrobelli, Le note del ricordo è ora anche un omaggio rivolto al compianto musicologo. Per questa ragione il quaderno di Nova Charta contiene anche alcuni saggi che ripercorrono la biografia e l’attività scientifica e didattica di Petrobelli, ivi compresa un’utilissima bibliografia analitica dei suoi scritti, dai saggi sul medioevo a quelli su Tartini, Mozart, Verdi.

Il manoscritto Chiti è tornato a nuova vita grazie alla professionalità dei restauratori che hanno lavorato con perizia, pazienza e amore, e grazie a una congiuntura favorevole, senza la quale nulla sarebbe stato compiuto: l’incontro fra l’acume di uno studioso avveduto e la sensibilità di un’imprenditrice squisita. Due persone accomunate dall’amore per la cultura e per gli oggetti dell’arte, da entrambi considerati strumenti fondamentali per la custodia della nostra civiltà.

Si può sperare che l’operazione del manoscritto Chiti non rimanga un caso isolato? E che cultura musicale e imprenditoria privata si sposino sempre più spesso nel nostro Paese?