M5S? Ieri è passata da noi la senatrice Adele Gambaro: non c’è stato nessun passaggio sordido o mercimonio. Credo che altri del gruppo 5 Stelle potranno venire da noi”. Sono le parole di Vincenzo D’Anna, senatore del gruppo verdiniano Ala, intervenendo a Ecg Regione, su Radio Cusano Campus. “Molti di questi del M5S sono delusi dal movimento” – continua – “da questa sorta di dittatura del web che Casaleggio e Grillo impongono con espulsioni immotivate. Poi non danno conto dei soldi che incamerano. Sono una sorta di piccolo partito leninista e la gente si ribella, perché tutto c’è tranne che la democrazia in quel gruppo parlamentare”. Il portavoce di Ala poi si pronuncia sulla giornata di ieri: “Ormai Verdini è diventato il capro espiatorio di una parte del Pd. Ieri i numeri hanno messo in luce che la maggioranza al Senato non c’è. E’ un discorso molto semplice, solo chi è in malafede può sostenere una falsa polemica contro Renzi per mettergli contro la parte dei postcomunisti del Pd che non si rendono conto di essere stati ineluttabilmente superati dalla storia”. E spiega: “Ieri senza i 18 voti di Ala il governo si sarebbe fermato, nonostante abbiano votato tre senatori a vita e trasportato al Senato con l’ambulanza il buon Sergio Zavoli. Dire che si snatura la natura del Pd perché c’è Verdini equivale a dire una grande sciocchezza. Se il Pd vuole governare, deve procurarsi più di 60 voti in Senato tra parlamentari che non fanno parte del partito”. D’Anna aggiunge: “La parte del Pd che contesta Renzi per la sua alleanza con Verdini è in malafede. Tra me e Renzi, che viene dalle file dei giovani dell’Udc, non ci sono tante differenze. Renzi è molto più simile a uno come me che a un Bersani. Il referendum? Lo vinceremo. Visto che il M5S ha descritto il Parlamento come un luogo inutile” – continua – “come potrà ora dire ai suoi elettori di votare per proteggere il Senato? La gente è incline a pensare che sopprimere una delle due camere sia un elemento positivo. Se Renzi, per paradosso, decidesse di fare un referendum per chiudere sia Camera che Senato, salirebbe dal 60 all’80% dei consensi