L’arcipelago in provincia di Foggia, paradiso di biodiversità e Area marina protetta dal 1989, si prepara alla battaglia dopo che è uscita la notizia della concessione del ministero dello Sviluppo economico alla società irlandese Petrocelic di ispezionare il suo mare alla ricerca di giacimenti di combustibili fossili.

In attesa del referendum sulle trivelle, agli isolani, schierati coi i comitati No Triv sorti in tutta Italia, oltre ai pericoli per l’ambiente e il turismo, unica risorsa economica delle Tremiti, non vanno giù molte questioni: la prima è la tempistica perché l’autorizzazione arriva esattamente 24 ore prima del varo della legge di Stabilità che fissava norme più stringenti per le società petrolifere. Poi c’è il canone che riscuoterà lo Stato che è irrisorio: meno di 2000 euro all’anno per una superficie di 370 chilometri quadrati. “Venissero a chiederli a noi questi soldi che facciamo una colletta – si sfoga Domenico Calabrese, ex guardiano del faro oggi novantenne – Ma non ce la faranno a rovinare il mare perché la regione Puglia è con noi”. Dal canto suo il governatore Michele Emiliano annuncia battaglia: “Il ministro Federica Guidi dovrebbe scusarsi”.

La terza ragione del No alle trivelle è frutto di una scoperta dell’onorevole Giovanni Paglia di Sel-Sinistra italiana: “Navigando sul sito della Petroceltic ho visto che la società dichiara di essere sull’orlo del fallimento. Quindi mi chiedo che senso abbia dare queste concessioni ad aziende che già sappiamo, in caso di qualche disastro ambientale, non potranno fare fronte a nessuna bonifica”.

E i tremitesi si ricordano bene di quando circa 50 anni fa, cala Tramontana, una delle insenature più suggestive dell’isola di San Domino, fu invasa dal catrame. “Alcuni dicono fosse colpa di una nave cisterna, ma è molto più probabile che a portare l’inquinamento sia stato un problema della piattaforma offshore al largo di Vasto”, ricorda Gianni Casieri che sulle isole ha diverse attività. Nonostante ai tempi l’area sia stata bonificata, ancora oggi sono ben visibilile tracce di quel disastro: chiazze e grumi di catrame solidificato e impossibile da rimuovere in mezzo agli scogli.

Il ministero dal canto suo continua a ripetere che sono state autorizzate prospezioni e non ricerche, ma anche le ispezioni, fatte con la tecnica dell’air gun, hanno un impatto devastante sull’ecosistema marino. “Uccideranno metà del pescato”, avverte il sindaco di Tremiti Antonio Fentini. Gli fa eco il proprietario del diving Marlin Tremiti Adelmo Sorci: “Le isole offrono fra le immersioni più belle del Mediterraneo, piene di pesce e con fondali coloratissimi. L’air gun rischia di farle diventare solo un ricordo”. La tecnica di ispezione sottomarina è talmente invasiva che si è discusso a lungo se farla diventare reato quando si approvò il codice dell’Ambiente però anche in quel caso si decise di darla vinta ai petrolieri.

Ma i tremitesi non demordono e oltre alla lotta si affidano al loro santo in paradiso: Lucio Dalla. Qui il cantautore bolognese aveva la sua seconda casa e compose alcuni dei suoi brani più belli a iniziare dalla colonna sonora di questa battaglia: “Com’è profondo il mare”. “Fosse ancora vivo sarebbe in prima linea con noi a lottare per difendere le isole”, ricordando come anche grazie ai suoi concerti e alla sua popolarità riuscirono a fermare le trivelle già nel 2011  di Lorenzo Galeazzi

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Un ringraziamento a Sony e Universal che hanno concesso gratuitamente i diritti di “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla