“Sarri mi ha dato del frocio e del finocchio”. La denuncia di Roberto Mancini contro il collega del Napoli in diretta sulla Rai sembra aver dato un assist involontario alla presentazione dei “Diversity media Awards”, gli “oscar” italiani per i migliori contenuti per i media, cinema, tv e pubblicità sui temi LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). L’obiettivo è appunto premiare chi tra i mezzi di comunicazione ha più contribuito a dare una corretta interpretazione di questo mondo. Ma anche fare il punto su quanto passi avanti ha fatto la società italiana in questi ultimi decenni.

”Io sono cresciuta senza modelli culturali a cui ispirarmi – racconta Francesca Vecchioni, 40 anni, fondatrice dell’associazione Diversity e promotrice del premio presentato oggi a Milano – Nei film che guardavo sulle lesbiche di solito l’amore era legato alla sofferenza e alla negatività e di solito la protagonista si suicidava”. Da quando lei era adolescente la situazione è cambiata e il mondo gay viene descritto in modo più vicino alla realtà. “C’è ancora qualcuno che ci vuole raccontare che il mondo omosessuale e quello etero siano divisi e non comunicanti ma la realtà è un’altra – continua la Vecchioni – Per questo noi vogliamo premiare chi valorizza e fa attenzione a questi temi”.

Tanti i nomi noti tra le nomination delle varie categorie in concorso: da Io e Lei con Margherita Buy e Sabrina Ferilli nella categoria cinema, a Grey’s Anatomy per la serie tv a Mika, Fedez e Tiziano Ferro per il personaggio dell’anno. Ma anche nomi meno prevedibili come la soap opera “Beautiful” e Barbara d’Urso. Proprio sulla presentatrice Mediaset è nata qualche polemica: ”La d’Urso ha trattato argomenti del mondo Lgbt con onestà lei ci prova a parlare ed è dalla nostra parte – spiega Fabio Canino, direttore artistico dei Diversity Media Awards – Il problema è che poi invita personaggi talmente di basso livello a parlarne che perde il filo del discorso. Se tu inviti la Santanché, Gasparri, o Adinolfi faresti meglio a non parlarne”.

Tra gli obiettivi del premio c’è anche sottolineare quanto i media possano essere influenti nella scelte e nella creazione di una propria identità dei soggetti più deboli: “Io mi immagino la vita di un 14enne che non ha ancora parlato ai suoi genitori della sua omosessualità e che fa ancora fatica a farlo – spiega la Vecchioni – Spesso la televisione non aiuta. Quello che esce dagli schermi può avere degli effetti pesantissimi”.

Tuttavia la situazione negli ultimi decenni sembra essere leggermente migliorata. A testimoniarlo una ricerca condotta dall’Osservatorio di Pavia, 2BResearch e da alcune università italiane. Analizzando i sei principali telegiornali italiani degli ultimi dieci anni le notizie sul mondo LGBT sono state solo lo 0,3 del totale ma c’è stato un trend di crescita come ha confermato nel primo semestre del 2015 (0,7%). “L’ultimo anno ha avuto un picco di news sui diritti civili” spiega Monia Azzolini dell’Osservatorio di Pavia. I temi Lgbt sembrano quindi fare più notizia e un po’ meno paura. Un miglioramento che però non si vede nel mondo del calcio, un settore importante nella società italiana ma anche nella stessa televisione. Ancora nessun giocatore italiano ha avuto il coraggio di fare outing. E forse non è stato aiutato da alcune frasi del presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio pubblicate in alcune intercettazioni: “Io non ho nulla contro gli omosessuali ma teneteli lontani”. Fino alle polemiche di ieri tra Mancini e Sarri. “Il calcio è talmente indietro – afferma Canino – che qualunque modo può aiutare ad aprire un dibattito. Mancini ha fatto bene a denunciare, nessuno l’aveva mai fatto”.