Ci saranno i richiedenti asilo, ben presto, ad accogliere i ragazzi all’entrata delle scuole superiori a Vicenza. I profughi si occuperanno anche della biblioteca, dei piccoli lavori di manutenzione e pulizia delle aule oltre a seguire le lezioni nei panni di uditori. Non “ruberanno” il lavoro a nessuno ma si uniranno in maniera volontaria ai collaboratori scolastici e agli impiegati per dare una mano nella complessa gestione della scuola. L’idea è nata all’interno dell’istituto tecnico Rossi, in particolare da alcuni insegnanti – guidati dal professor Silvano Caveggion – che hanno ricevuto “benedizione” e sostegno del dirigente scolastico Alberto Frizzo.

Ad oggi 5 istituti di secondo grado di Vicenza stanno valutando la proposta che Caveggion, militante nell’associazione nazionale Corpi civili di pace, è pronto a replicare in altre città d’Italia: a Napoli, Trieste e Firenze ci sono insegnanti che stanno lavorando su questo progetto. Il progetto (il cui nome è “Prima la vita, per tutti”) prevede l’accoglienza in ogni istituto di 2-10 migranti che saranno coordinati e affiancati al personale scolastico. Caveggion da mesi sta lavorando ad un protocollo d’intesa che nelle prossime settimane dovrebbe essere firmato anche dalla Prefettura, dal Comune, dall’ufficio scolastico regionale e dal Centro Diritti Umani dell’Università di Padova.

Al Rossi il collegio docenti ha approvato la proposta mentre il consiglio d’istituto ha deciso di bocciare, per ora, la bozza di protocollo in attesa di una sua definizione con le istituzioni. “Pensiamo che queste persone possano portare una loro preziosa testimonianza – spiega il dirigente Frizzo – oltre ad imparare la lingua. Sappiamo che questa proposta ha sollevato delle critiche ma va chiarito che sono volontari e prestano la loro opera in maniera gratuita. Vogliamo farli sentire utili attraverso il loro lavoro. Ci incontreremo presto con la Prefettura e il Comune per definire tutti gli aspetti normativi”.

A sollevare qualche perplessità è in primis il sindaco Achille Variati (Pd): “Sicuramente è un fatto molto positivo che nascano proposte dal mondo della scuola per favorire l’integrazione nella comunità vicentina dei richiedenti asilo e di chi ha già ottenuto lo status di rifugiato. In questo, il Comune è in prima linea con il progetto di lavoro volontario che ha portato 112 richiedenti asilo a mettersi a disposizione della città come volontari con attività di pulizia e manutenzione in centro e nei quartieri, con ottimi risultati, tanto che il progetto verrà riproposto dopo la prima fase sperimentale di tre mesi. Ma sarebbe un grave errore se il progetto di integrazione nato nel mondo della scuola venisse portato avanti senza essere sostenuto da un’ampia condivisione; se, al contrario, creasse spaccature e dividesse il mondo della scuola fra favorevoli e contrari: rischierebbe in questo modo di compromettere sul nascere il risultato, creando problemi invece di risolverli”.

Critici anche i sindacati: “Nessuno finora ci ha coinvolto. Non è corretto che queste persone vengano utilizzate al posto del personale Ata che ha subito dei tagli. Inoltre – spiega il segretario della Flc Cgil, Franco Pilla – la scuola è un ambiente delicato, con dei minorenni. Saranno inserite persone che si conoscono poco e questo potrebbe far nascere dei problemi”. Ancor più polemico Doriano Zordan, segretario dello Snals di Vicenza: “Quanto è opportuno fare questa operazione dopo i fatti di Colonia e di Mestre? Quali garanzie ci sono sulle persone che si vanno ad inserire nella scuola?”.

A rassicurare tutti ci pensa Caveggion che in queste ore è impegnato a definire il protocollo. Il professore e i suoi colleghi dovranno vincere ancora qualche perplessità ma è tutto pronto: “L’attività non sarà sostitutiva di nessun posto di lavoro e i richiedenti asilo non percepiranno nulla. Questo progetto non aumenta il rischio, l’ho spiegato anche ai genitori. Anzi le persone presenti a scuola, saranno monitorate e controllate”.