Roberto Benigni, tra una battuta e un sorriso, ha fatto una considerazione fortissima: “Papa Francesco sta tirando la Chiesa con tutte le sue forze. E dove la sta tirando? La sta tirando verso il cristianesimo”. Sguardi imbarazzati in quel momento durante la presentazione del primo libro-intervista di Bergoglio scritto con il vaticanista Andrea Tornielli, Il nome di Dio è misericordia. Eppure l’affermazione di Benigni lascia pensare. C’è una sorta di assolutizzazione del pontificato di Francesco che si era già verifica con san Giovanni Paolo II, come se prima del Papa polacco non ci fosse stato nulla nella storia della Chiesa cattolica. Ma lì l’assolutizzazione era dettata dalla longevità del regno wojtyliano e dalla generazione di giovani che aveva conosciuto solo quell’uomo “chiamato da un Paese lontano”, sia attraverso i media, sia nelle tantissime udienze e nei 104 viaggi in giro per il mondo.

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Con Bergoglio lo scenario è assolutamente diverso. A tre anni di pontificato però l’assolutizzazione del suo governo sembra addirittura più forte di quella verificatasi sotto san Giovanni Paolo II. Prima di Francesco il nulla. Ed ecco che Benigni alla presentazione del primo libro intervista del Papa arriva ad affermare con assoluta certezza che Bergoglio sta tirando la Chiesa verso il cristianesimo. Una Chiesa staccata totalmente dal suo fondatore prima della fumata bianca del 13 marzo 2013. A dirla tutta non c’è da meravigliarsi. La frattura tra Gesù e la Chiesa in duemila anni di vita di quest’ultima si è verificata numerose volte e per lungo tempo. Forse già nei primi secoli i cristiani dell’epoca erano più attenti agli accordi politici con i governanti per guadagnarsi la sopravvivenza in terra che ai precetti del Vangelo per assicurarsi il paradiso in cielo.

Andando avanti nei secoli basterebbe citare Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, passato alla storia per la moglie, Vannozza Cattanei, l’amante, Giulia Farnese, le prostitute di Borgo Pio che frequentava, gli sciagurati figli, uno dei quali cardinale, Cesare, e la figlia Lucrezia, che sarebbe stata perfino complice di incesto. Ma lo stesso Bonifacio VIII, l’autore del primo Giubileo, quello del 1300, fu collocato da Dante nel suo Inferno a causa della vendita delle indulgenze con le quali assicurava ai pellegrini l’ingresso delle porte del paradiso. Pochi decenni prima un semplice e umile frate di Assisi di nome Francesco aveva tentato invano di insegnare al Papa e alla Curia romana dell’epoca che il Vangelo non è una bella favoletta per bambini, ma un testo da vivere in ogni tempo.

Il santo poverello niente poté contro la corte papale, arroccata sui suoi privilegi e le sue lussurie, ma riuscì almeno ad aprire una feritoia e a testimoniare un messaggio diverso all’interno della Chiesa. Oggi anche san Francesco deve essere assai disgustato per il crac finanziario dei suoi frati minori e per il lusso di quelli che dovrebbero essere i suoi seguaci più fedeli. Non a caso il primo Papa a scegliere di chiamarsi Francesco non ha usato mezze misure per richiamare i frati: “O siete voi liberamente poveri o finirete spogliati”.

Bergoglio, con la sua vita austera, con la sua Ford Focus blu, con la sua suite 201 a Casa Santa Marta composta di soltanto 70 metri quadrati, con il suo mangiare alla mensa comune servendosi al buffet, con il suo portarsi la borsa nera da solo o la mitra per le celebrazioni sotto al braccio ha dato al mondo un’immagine di normalità. Con la rinuncia all’appartamento papale nel Palazzo Apostolico vaticano ha dato la più grande lezione ai cardinali e ai vescovi che sguazzano in appartamenti di 400 e 500 metri quadrati, per non parlare dell’attico dell’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Certamente quella di Francesco è un’immagine inedita e molto forte che arriva via Twitter e Facebook prima ancora che attraverso i giornali al cuore di tutti, fedeli e non. I suoi gesti conquistano e incantano, ma non si tratta di una competizione tra Papi. Tra Bergoglio e Ratzinger c’è un’autentica amicizia e chi li ha visti insieme non ha potuto non notare la delicatezza del loro rapporto. Per Francesco, Benedetto XVI è davvero il “nonno saggio” che ha nella sua casa, in Vaticano. È in questo spirito che la Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI ha inaugurato la sua pagina Facebook che in appena tre giorni ha ottenuto quasi 10mila “Mi piace”. Un segno di continuità e di rispetto da leggere in continuità e non in antitesi.