E cinque. Secondo Rete italiana per il disarmo, l’organizzazione che si occupa di questioni militari e tiene sotto osservazione l’export bellico italiano, sabato è partito dall’Italia il quinto stock di bombe destinate all’Arabia Saudita e da questa utilizzati per bombardare lo Yemen. La fonte della notizia è il deputato del gruppo misto Mauro Pili che in passato è stato giornalista della Nuova Sardegna, presidente della Regione per due anni con il centrodestra e sindaco di Iglesias. Pili ha pubblicato sul suo profilo Facebook le immagini del carico avvenuto sabato notte in una zona remota dell’aeroporto di Cagliari Elmas. Secondo queste fonti, le bombe esportate sono quelle prodotte dalla Rwm Italia, un’azienda del gruppo tedesco Rheinmetall con sede legale a Ghedi, nel Bresciano, e stabilimento a Domunovas, nella zona di Carbonia-Iglesias, in Sardegna. Il carico è stato imbarcato su un cargo Boeing 747 della compagnia azera Silk Way. Sempre secondo le stesse fonti il cargo è atterrato alla base della Royal Saudi Air Force di Taif.

Stando alle informazioni fornite da Rete Disarmo, la nuova spedizione non sarebbe il risultato di autorizzazioni all’export di armi rilasciate negli anni scorsi. Al contrario è “molto probabile che si tratti di nuove licenze all’esportazione rilasciate dall’attuale governo Renzi“. Se così fosse, la gravità dell’invio sarebbe tripla. In primo luogo con questa fornitura si starebbe foraggiando un Paese che dal marzo scorso si è messo alla guida di una coalizione bellica con Emirati Arabi, Egitto, Kuwait, Qatar, Bahrain che senza mandati internazionali e quindi senza alcuna legittimazione ha deciso di intervenire nel conflitto in corso in Yemen bombardando. Il secondo motivo di perplessità consisterebbe nel fatto che il governo italiano sta ulteriormente armando la monarchia saudita anche dopo che questa ha aperto un nuovo fronte con l’Iran incrementando lo stato di instabilità dell’intera regione.

Il terzo motivo di perplessità consiste nel fatto che l’invio di bombe sarebbe in contrasto con le legge italiana che regola l’export militare, la numero 185 del 1990. Quella norma vieta espressamente non solo l’esportazione, ma addirittura il transito e l’intermediazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri da adottare previo parere delle Camere”. Non risulta che le Camere abbiano assunto nuove deliberazioni a proposito della fornitura di bombe all’aviazione saudita. Anzi, di fronte alle richieste di chiarimento avanzate da diversi parlamentari, le risposte ufficiali sono state evasive, sia quella del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sia quella del sottosegretario Benedetto Della Vedova. La ministra delle Difesa, Roberta Pinotti, ha addirittura negato sostenendo che “l’Italia non vende bombe ai sauditi”.

PILI: CENTINAIA DI BOMBE SUL CARGO DELLA MORTENOTTE FURTIVA NELL’AEROPORTO DI ELMASBOMBE IN CAMBIO DEI ROLEX“Un…

Posted by Mauro Pili on Sabato 16 gennaio 2016

Dopo quasi un anno di combattimenti, la situazione in Yemen è drammatica: le fonti ufficiali parlano di “catastrofe umanitaria” con 6mila morti (700 bambini), di cui la metà tra la popolazione civile, 20mila feriti, milioni di sfollati e una fetta della popolazione ridotta alla fame. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha condannato i bombardamenti aerei sauditi che avrebbero infierito anche su diversi ospedali e strutture sanitarie. Amnesty International ha chiesto l’apertura di una commissione di inchiesta sui crimini di guerra attuati da tutte le parti in conflitto.