Ci sono due giocatori che in questo momento stanno decidendo la Serie A: Gonzalo Higuain, capocannoniere del torneo e idolo di Napoli, e Paulo Dybala, nuovo trascinatore della Juventus da dieci vittorie di fila. Samir Handanovic, però, non è da meno. Paga forse il fatto di non segnare gol ma evitarli, cruccio di ogni portiere. Eppure le sue parate valgono quanto e più di una rete. In termini di bellezza, pregio tecnico. E punti.

La crisi di risultati e le difficoltà di gioco dei nerazzurri (appena quattro punti e tre gol realizzati nelle ultime quattro partite) hanno reso sempre più insistente un ritornello che i detrattori di Mancini ripetono da settimane: dove sarebbe l’Inter senza Handanovic? La risposta è semplice: al nono posto in classifica, dietro Empoli e Sassuolo. Ci sono sei partite decise dagli interventi del portierone sloveno. 13 settembre 2015, Inter-Milan 1-0: Handanovic ferma subito Luiz Adriano sullo 0-0, poi nel finale salva sulle conclusioni di Balotelli e regala ai suoi il derby. Oltre un mese di relativa tranquillità fino al 27 ottobre: Bologna-Inter finisce 0-1 grazie ad un miracolo su Destro all’ultimo secondo. È l’inizio dello show: nella notte di Halloween (31 ottobre) che lancia i nerazzurri in vetta con la vittoria sulla Roma (1-0), i giallorossi sbattono ripetutamente sul muro sloveno. Una settimana dopo (8 novembre), nella trasferta di Torino (ancora 1-0 per i nerazzurri), Handa è semplicemente insuperabile per i granata. La storia non cambia con il nuovo anno: alla prima nel 2016 ad Empoli (ennesimo 1-0), dice di no a Maccarone, Pucciarelli e Saponara. Sabato a Bergamo (1-1), Mancini deve ringraziare ancora il suo portiere per aver portato a casa un pareggio nella sfida contro l’Atalanta.

Si dice che “senza Handanovic l’Inter avrebbe almeno dieci punti in meno”. Conti alla mano, sono almeno undici. In venti partite, metà campionato, praticamente un quarto della classifica dei nerazzurri. Certo, il compito del portiere è parare, come quello dell’attaccante è segnare. Ma se il discorso può valere magari per le partite contro Milan, Torino ed Empoli (prestazioni “ordinarie” da sette in pagelle), per quelle contro Bologna, Roma e Atalanta è diverso: qui gli interventi sono straordinari. “Prodigioso, miracoloso, fantascientifico”: gli aggettivi si sprecano e afferiscono tutti alla sfera del paranormale. Meglio il salvataggio di puro istinto su Destro col Bologna, o la quadrupla parata sulla combinazione Florenzi-Salah-Murillo-Salah contro la Roma? Probabilmente il volo acrobatico con cui ha murato la conclusione ravvicinata di Cigarini, che ha scomodato il paragone con Benji Price, mitico portiere dei cartoni (anche se forse sarebbe stato più calzante quello col suo rivale Ed Warner).

Riconoscimenti costruiti col talento e mezzi fisici importanti, ma anche tanto lavoro. Perché Handanovic ne ha fatta di gavetta. Scovato nel campionato sloveno dai formidabili osservatori dell’Udinese, lanciato a 20 anni in Serie A, ha faticato ad imporsi. A Treviso, dove i friulani lo avevano girato in prestito per farsi le ossa, debuttò tra papere e incertezze e scivolò in panchina dopo appena tre partite, prima di essere scaricato a gennaio. Qualcuno lo aveva subito bollato come “bidone”. Dovette ripartire dalla Serie B, da Rimini, per conquistarsi una seconda chance. Lì ha cominciato a farsi notare come “para-rigori” (è a due penalty neutralizzati, 22, dal record storico di Gianluca Pagliuca, a quota 24), poi si è affermato a Udine e a Milano è diventato un campione. Dieci anni fa, quando era giovane e fragile, ha fatto la panchina a Adriano Zancopè, mestierante dei pali che in vent’anni di carriera ha giocato una quarantina di partite in Serie A e quasi 200 in C2. Oggi è uno dei portieri più forti al mondo, forse in questo momento il numero uno in assoluto. Di certo, senza di lui l’Inter sarebbe a metà classifica. Ma l’Inter Handanovic ce l’ha, se lo gode e se lo tiene stretto (fresco rinnovo fino al 2019). Mancini, però, farà meglio a trovare delle alternative.

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