Condanne da 8 a 14 anni. E’ quanto chiesto dal pm di Milano Lucia Minutella per i sei ragazzi sudamericani membri – secondo gli inquirenti – della gang di latinos ‘Ms-13’, che la sera dell’11 giugno scorso alla stazione di Villapizzone aggredirono a colpi di machete il capotreno Carlo Di Napoli, che rischiò di perdere il braccio sinistro, e picchiarono il collega Riccardo Magagnin.

I sei imputati sono accusati a vario titolo di tentato omicidio. La pena più alta, 14 anni, è stata chiesta per il salvadoregno Josè Ernesto Rosa Martinez, che sferrò il colpo di machete (a destra).  Il pm al termine della requisitoria davanti al gup nel processo abbreviato a porte chiuse ha chiesto anche una condanna a 12 anni e 8 mesi per Jackson Lopez Trivino, detto ‘Peligro’, anche lui come gli altri imputati, stando all’indagine, appartenente alla ‘Ms13’. Chiesti, invece, 10 anni e 8 mesi per Andres Lopez Barraza e 11 anni e 4 mesi per Alexis Ernesto Garcia Rojas. Per altri due imputati, infine, il pm ha chiesto condanne a 10 anni e 8 mesi e a 8 anni. La richiesta di 8 anni per Cortez Gonzales è l’unica per la quale il pm ha chiesto anche la concessione delle attenuanti generiche. Il capotreno e il suo collega furono aggrediti per un diverbio per futili motivi, anche perché alcuni di loro viaggiavano sul treno senza biglietto. I due ferrovieri sono parti civili nel processo: Di Napoli è assistito dal legale Luca Ponzoni, Magagnin dall’avvocato Matteo Calori. Parte civile, davanti al gup di Milano Alfonsa Ferraro, anche Trenord con l’avvocato Massimo Pellicciotta. Le difese degli imputati interverranno nella prossima udienza fissata per il 29 gennaio.

“Il capotreno mi ha dato un calcetto alla gamba e io ho reagito verbalmente dicendogli che mi doveva chiedere scusa e mi dispiace per questa mia reazione”, ha detto uno dei sei imputati. Tre di loro, Jackson Lopez Trivino, Andres Lopez Barraza e Alexis Ernesto Garcia Rojas, si sono fatti interrogare e, in sostanza, tutti hanno spiegato che quel giorno erano ubriachi e hanno detto di non ricordarsi bene cosa sia successo. Tutti, poi, hanno negato comunque di aver partecipato all’aggressione con il machete.

Uno degli imputati, poi, Garcia Rojas, rappresentato dal legale Robert Ranieli, si è detto dispiaciuto per aver reagito a parole dopo che, a suo dire, Di Napoli gli avrebbe dato “un calcetto”. Ha raccontato anche di essere rimasto a guardare sulla banchina quello che accadeva, ma di non aver aggredito fisicamente i ferrovieri. Un altro imputato, Henry Alexander Cortez Gonzales, ha rilasciato dichiarazioni spontanee dello stesso tenore degli altri imputati, stando a quanto riferito.

“Il mio augurio è che questi ragazzi possano cambiare in carcere”, ha commentato il capotreno Di Napoli ai cronisti fuori dall’aula. “L’augurio per questi ragazzi è che il carcere non sia il luogo dove vedranno la fine, ma un posto da dove ripartire, ricominciare”, ha chiarito l’avvocato Luca Ponzoni, legale di parte civile che ha chiesto 100mila euro di provvisionale di risarcimento a favore di Di Napoli. L’altro legale di parte civile, l’avvocato Calori, ha chiesto una provvisionale di 50mila euro. Per Trenord, invece, l’avvocato Pellicciotta ha chiesto una provvisionale di 20mila euro a carico degli imputati. “Le richieste di condanna formulata dal pm – ha spiegato Di Napoli – sono più che giuste. Io non potrò più fare il capotreno ed ero nato per farlo”. Di Napoli ha anche raccontato che “ci vorrà del tempo affinché possa recuperare la funzionalità della mano, mentre il braccio si sta rafforzando, si sta riprendendo”.

“Potevo non essere qua a parlare, quindi tutto ciò che viene d’ora in poi è guadagnato”. Il pm Lucia Minutella nella requisitoria ha spiegato che il gruppo di giovani sudamericani quella sera avrebbe cercato in tutti i modi “un pretesto” per aggredire. Uno degli imputati, Cortez Gonzales, ha offerto nella scorsa udienza un risarcimento di 500 euro ai due ferrovieri. Offerta accompagnata da una lettera di scuse.