Bagarre in aula a Caltanissetta. Giunti alle battute finali del Borsellino quater, la Corte non ammette i testi aprendo una voragine sul futuro non solo degli imputati, ovvero i calunniatori Scarantino, Candura e Andriotta, ma anche del processo stesso.

Tutto gira intorno alla presunta, verosimile, induzione alla calunnia che avrebbero subito i tre protagonisti del processo e alla necessità tecnica, ma anche morale, di fornire una spiegazione su come si siano svolti gli eventi pur essendo state archiviate le posizioni dei tre poliziotti chiamati in causa, ovvero La Barbera, Ricciardi e Bo.

Le parti avrebbero voluto sentirli nella nuova veste di testimoni, non più di imputati e quindi non più trincerati dietro alla “facoltà di non rispondere”, mettendoli direttamente a confronto per esempio con la moglie di Scarantino, la signora Basile. Fra le richieste non accolte anche quella di mettere a confronto i magistrati dell’epoca, Boccassini, Tinebra, Petralia, Di Matteo e Palma, per far luce sulla gestione dei falsi pentiti che hanno innescato il depistaggio. Esclusa anche la possibilità di sentire Angelo Mangano, il giornalista di Studio Aperto che registrò in diretta la prima ritrattazione di Scarantino e il cui nastro integrale è misteriosamente scomparso dagli archivi. Sentirlo avrebbe aiutato a capire non solo che fine ha fatto il nastro, ma anche cosa diceva Scarantino nell’integrale.

Impossibile inoltre provare a chiedere al Servizio Centrale di protezione l’ordine di servizio che autorizzò i poliziotti del gruppo Falcone-Borsellino a “prendersi cura” di Scarantino quando si trovava nelle località protette. Un dettaglio macroscopico, sul cui mistero si è girato intorno per tutto il processo. Viene fuori inoltre che l’audio del primo interrogatorio di Scarantino da collaboratore non è integrale, manca circa un’ora dal totale. È stato manipolato, cancellato, perduto? Non potremo saperlo perché non è stata ammessa neanche questa prova.

I pm Paci e Luciani avevano pure chiesto di sentire la territoriale di Imperia, che ufficialmente gestiva il falso pentito in fase di collaborazione, per capire cosa andassero a fare i poliziotti del gruppo Falcone-Borsellino a casa sua e in particolare l’allora commissaria che mise a verbale la violenta lite fra Scarantino e Ricciardi. Davvero Scarantino venne minacciato dai poliziotti con una pistola? Non sapremo neanche questo, perché neanche questo teste è stato ammesso.

“Rigettare queste richieste significa non mettermi nelle condizioni di difendere il mio cliente”, si sfoga l’avvocato di Scarantino, Vania Giamporcaro. “Se non provo l’induzione alla calunnia mi gioco le attenuanti, ho le spalle al muro, per questo ho deciso di lasciare la difesa”. Sostituita in corso d’udienza da un avvocato d’ufficio parte un braccio di ferro. Già perché a questo punto il nuovo malcapitato dovrà studiare più di cento udienze e ovviamente anche i processi Borsellino 1 e bis, per avere cognizione del suo mandato, dovendosi occupare della posizione più difficile di tutto il Borsellino quater, quella di Scarantino appunto.

Quali sono i termini congrui per l’ammissione della sua difesa? Lo stabiliranno nell’udienza del 19 gennaio, ma una cosa è certa: se saranno termini imminenti gli avvocati preannunciano altre azioni e si rischia che salti il processo per violazione dei diritti alla difesa. Una gara contro il tempo, tenuto conto che il presidente Balsamo ha già fissato il termine del processo per il prossimo 13 febbraio.