Gli Invisibili. Il riferimento non è al titolo d’uno straordinario romanzo di Nanni Balestrini sulla generazione ’77 che divenne film ad opera di Pasquale Squitieri, piuttosto a quanto sta accadendo oggi nell’editoria in una piccola regione del Sud: la Basilicata, spesso modello di pratiche virtuose. Succede che un quotidiano locale, Il Quotidiano del sud, nella sua edizione lucana (ne esiste anche una calabrese, quella centrale) dopo 14 anni chiuda, o meglio ne venga oscurata la redazione.

Nella crisi più generale del sistema dell’informazione, che si sente forte nelle regioni del sud, non ultima la Calabria dove anche Il Garantista di Piero Sansonetti registra più di qualche impasse, nell’era tecnologica dove le notizie viaggiano sul web alla velocità della luce diventando irrimediabilmente datate sul cartaceo, può finanche accadere che un quotidiano venga sottoposto ad una singolare serrata.

IlQuotidiano

Già da tre anni in cassa integrazione e in regime di contratti di solidarietà, nel bel mezzo d’una trattativa sindacale e d’un tavolo aperto con la Regione, la società viene messa in liquidazione. Dopo aver disabilitato gli accessi dei redattori al sistema informatico con conseguente modifica delle password, aver rimosso il condirettore con trasferimento nella sede di Cosenza, la redazione viene messa in cassa integrazione a zero ore e la composizione del giornale affidata ad ignoti. Eh già, perché pur sempre senza redattori il giornale continua ad uscire con una redazione fantasma e senza firme: solo qualche pezzo di cronaca sportiva verrà firmato, per il resto tutti pezzi d’agenzia.

Emblematico il primo giorno di questa kafkiana vicenda: il giornale apre con la cronaca differita d’una conferenza stampa del Presidente della Giunta regionale Pittella che in realtà risale a quattro giorni prima. “Il quotidiano del sud edizione Basilicata, oggi in edicola, non porta la mia firma come condirezione. Dunque non l’ho fatto io e nessuno dei colleghi con i quali ho lavorato finora. Mi spiace non aver potuto spiegare e salutare i lettori che mi hanno seguito lì in questi anni” scriverà il 12 gennaio Lucia Serino sul suo profilo Fb, una delle poche donne a dirigere un quotidiano a sud. Né si capisce dove venga fatto. Chissà, magari lo cucinano (editorialmente parlando) in Calabria. Nessuna certezza, nulla è dato sapere se non che si può escludere, per come affermato dal condirettore dell’edizione campana, Gianni Festa, il service in quella regione.

Il quotidiano del sud edizione Basilicata, oggi in edicola, non porta la mia firma come condirezione. Dunque non l’ho…

Posted by Lucia Serino on Lunedì 11 gennaio 2016

Una vicenda singolare, umanamente indecente che registra la bella, indignata reazione d’una piccola comunità solidale, quella della Basilicata, fatta d’istituzioni locali (il Presidente della Regione, Marcello Pittella; il sindaco di Matera, Raffaello De Ruggeri o commoventi sindaci di piccoli paesi come quello di Tolve). Fioccano le interrogazioni parlamentari e le lettere a Luca Lotti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria mentre l’ordine e il sindacato reagiscono duramente.

Eppure, come evidenziato nella denuncia di Carlo Parisi (segretario generale aggiunto della Fnsi), a novembre era arrivato quasi 1 milione di fondi pubblici (€ 968.330,90 per l’esattezza) direttamente dal Dipartimento per l’editoria della Presidenza del Consiglio, i contributi diretti alle imprese editoriali relativi a 6 mesi del 2014. Ed è già stato maturato il 2015 e avviato anche il 2016. Che vuol dire che altri fondi arriveranno utilizzando quegli stessi lavoratori in cassa integrazione che si sono visti sottrarre la redazione, beneficiando di ammortizzatori sociali senza nessuna tutela di diritti e nessuno sforzo d’innovazione.

La questione è complessa e riguarda l’utilizzo dei fondi pubblici. Tema sul quale in questi mesi il dibattito parlamentare è stato rovente tra Dem (complice Sel) e 5 Stelle, che ne chiedevano l’abolizione. Certo è che, in assoluto, quando chiude un giornale una comunità s’impoverisce giacché l’informazione è tale se è plurale ma c’è da chiedersi se possa dirsi informazione questa. C’è da chiedersi se possa dirsi impresa questa. Si dirà: la numerica ragion di mercato, che nell’imprenditoria è pane quotidiano e troppo spesso diventa accecante, inumana. Un’impresa che, almeno in questa vicenda, ha dimostrato d’esser quantomeno corsara. Con buona pace del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.