Se fosse un racconto, l’epilogo sarebbe da sorriso sulle labbra. La pizzeria Nosadella di Nonantola, in provincia di Modena, distrutta da un’esplosione di gas lo scorso 24 settembre, riaprirà i battenti. E il merito è anche della “gara per la solidarietà” lanciata dalla comunità della bassa modenese, che a fiamme ancora alte si stava già mobilitando per raccogliere fondi a favore della famiglia Conte, proprietaria del locale, che quella sera, poco prima delle 19, perse tutto. Oltre 21.000 euro, infatti, è la cifra donata da istituzioni, parrocchie, cittadini e associazioni per riportare alla vita la pizzeria in macerie, ed è anche attraverso questi fondi che l’attività ripartirà in una nuova sede, a Bagazzano, pochi chilometri più in là dell’edificio distrutto dalle fiamme.

“La partecipazione è stata alta – sorride don Gianni Gilli, sacerdote ed ex parroco della vicina Rubbiara, frazione di Nonantola – tutti hanno donato qualcosa per aiutare i proprietari a riaprire la pizzeria, ed è davvero un bel segnale, che scalda il cuore. Ci dimostra che, nonostante i tempi difficili, la solidarietà non è stata dimenticata, ed è qualcosa che dà speranza”.

Il calore delle fiamme, a Nonantola se lo ricordano ancora in molti. Era quasi ora di cena quel 24 settembre, quando, a pochi metri dalla pizzeria Nosadella, due auto che stavano percorrendo l’incrocio tra via Mavora e via Imperiale, a cavallo tra le frazioni di Rubbiara e Bagazzano, si scontrarono. Uno dei due veicoli finì per colpire una centralina di gas, con tubi annessi, e in un attimo esplose tutto. Tommaso Conte e la sua famiglia, quella notte, persero il locale, e anche la propria abitazione, costruita al piano superiore della pizzeria.

“La gara per la solidarietà”, come l’hanno ribattezzata i tanti che hanno partecipato, è partita subito dopo. Per raccogliere fondi sono state organizzate mostre artistiche, eventi natalizi, collette, processioni parrocchiali, pranzi di beneficenza. Angelo Vigorito, amico della famiglia Conte, ha aperto un conto corrente ad hoc, che verrà chiuso alla fine di gennaio. All’interno, a oggi, ci sono 21.623 euro.

“La Nosadella – spiega don Gilli – era un punto di ritrovo per gli abitanti delle piccole frazioni che circondano Nonantola”, una costellazione di paesi e cittadine da poche centinaia di abitanti note soprattutto per i fatti drammatici ed eroici legati alla Resistenza. “E la comunità non voleva perdere un elemento importante della propria quotidianità – racconta l’ex parroco di Rubbiara – non poteva lasciare una famiglia in difficoltà. È nel nostro dna”.

Fin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando la chiesa di Rubbiara dedicata San Pietro offrì rifugio ai partigiani e agli ebrei perseguitati. E il parroco dell’epoca, don Arrigo Beccari, venne insignito dell’onorificenza diGiusto tra le nazioni dallo Yad Vashem, il riconoscimento assegnato ai non ebrei che ai tempi della Shoah agirono in modo eroico, perché salvò un centinaio di bambini ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio.

“Sì, è vero, viviamo in un momento storico difficile, ma se perdiamo la compassione – sottolinea don Gilli – perdiamo noi stessi”. “Speriamo che questa vicenda, iniziata in modo così drammatico, possa essere un esempio di fiducia per tutti – conferma don Alberto Zironi, attuale parroco di Rubbiara – possa rappresentare la forza che una comunità può avere quando tutti s’impegnano. Qui, nel nonantolese, ognuno ha fatto la propria parte, e il risultato è stato offrire una mano a una famiglia che ne aveva bisogno. La gente deve sapere che, davanti a una circostanza drammatica, pur capitata a un’altra persona, non si può rimanere con le mani in mano. Non la si può ignorare. Bisogna fare qualcosa, e tutti possono – e devono – contribuire in base alle proprie possibilità”.