Ritorna Coliandro, l’ispettore di polizia più buffo che risolve i casi con il suo fare da bullo un po’ impacciato, grazie a due fattori C: il primo è il cuore, il secondo la “fortuna”. Sei puntate, a partire dalla prima andata in onda ieri sera su Rai2, con molta azione e temi di attualità affrontati con ironia dalla penna di Carlo Lucarelli, dalla regia dei Manetti Bros e dall’ottima interpretazione di Giampaolo Morelli.

Serial killer di poliziotti violenti, un testimone da proteggere, la perdita di memoria di Coliandro, terroristi internazionali: Morelli, sarà il solito Coliandro?
Sì, ormai è un’icona nel tempo. È quasi diventato un cult e sarebbe assurdo cambiarlo, anche se il personaggio di certo è maturato. Per la puntata Doppia identità in effetti abbiamo un po’ di timore perché manca la componente buffa del personaggio. Coliandro si sveglia con un’altra personalità e pensa seriamente di essere un criminale, per giunta fichissimo, che se la vedrà con dei terroristi internazionali.

Un puntata girata prima dei fatti di Parigi, come vivrebbe Coliandro il terrorismo?
Con grande allerta ma la sua personalità verrebbe comunque fuori, al di là del pericolo che ha di fronte. A volte i testimoni di giustizia in Italia vengono abbandonati a se stessi e l’ispettore dovrà difenderne unoTestimone da proteggere è un altro di quegli incarichi di merda che viene dato a Coliandro: si tratta di proteggere un ragazzo autistico che dice di aver visto cose che non doveva vedere e sostiene di essere minacciato ma nessuno gli crede; vedrete. Se a Coliandro affidassero seriamente un testimone da proteggere svolgerebbe bene il suo ruolo. Poi se nella realtà non vengono protetti forse è un sistema che non funziona benissimo.

Mentre scorta un controllore dell’autobus, viene accusato di essere razzista ma non lo è. Come si comporterebbe con i migranti alla frontiera?
Non è un razzista nel senso che pensa che la persona di colore sia inferiore, però ha dei pregiudizi. Se non sei bianco e sei in un quartiere malfamato, di sicuro pensa che non sei una brava persona e magari spacci; ma poi si ricrede. Alla frontiera, se conoscesse i singoli casi, sarebbe molto umano ma prima dovrebbe superare il suo pregiudizio.

Sei puntate sembrano poche per chi ama Coliandro…
Eravamo abituati a quattro o due episodi, farne sei è stata una fatica tremenda anche fisicamente; dentro c’è tantissima azione. Per questo le scene che mi piacciono di più sono quelle in cui Coliandro è seduto sul divano di casa e mangia la pizza surgelata del pachistano.

Perché Coliandro è sempre visto male e quasi infastidisce i superiori?
Perché è fuori dalle regole e quando gli viene assegnato un incarico esce dai binari incappando quasi nel codice penale facendo cose al limite del consentito e quindi i superiori non vedono di buon grado il suo modo di agire. Anche se risolve i casi non gli verrà mai riconosciuto il proprio talento proprio perché agisce di testa propria.

Un personaggio così come si colloca nella scena politica di oggi?
Di sicuro non è un estremista ma non ama la feccia. È leggermente di destra ma di sicuro non berlusconiano. È di quella destra che vuole ripulire le cose che non vanno con modi sbrigativi, per poi ricredersi e capire che non è tutto bianco o nero e che, malgrado i pregiudizi, ci sono delle sfumature nella vita. Forse oggi non andrebbe a votare non perché sia un qualunquista ma perché vede che non c’è nessuno in grado di dare una svolta.

Da il Fatto Quotidiano di sabato 16 Gennaio 2016