Fu Banca d’Italia a fermare la nomina dell’uomo indicato da Flavio Carboni a Pier Luigi Boschi per l’incarico di direttore generale di Banca popolare dell’Etruria nel luglio 2014. La vigilanza di Palazzo Koch nel febbraio 2014 aveva concluso la terza ispezione nell’istituto di credito aretino contestando numerosi rilievi ai vertici nella gestione della banca e certificando la drammatica situazione finanziaria in cui versava, tanto da suggerire – tra l’altro – un rapido salvataggio attraverso la fusione con un altro istituto di credito e un rapido rinnovo dei vertici. Suggerimenti non seguiti che hanno poi portato al commissariamento.

Dopo via Nazionale è intervenuta la Procura di Arezzo che venerdì 21 marzo 2014 manda la polizia tributaria della Guardia di Finanza nella sede di Etruria mentre era in corso il Consiglio di amministrazione a perquisire gli uffici su richiesta del pm Roberto Rossi e a comunicare che tre delle persone riunite nel Cda sono indagate: il presidente Giuseppe Fornasari, il direttore generale Luca Bronchi e David Canestri, dirigente centrale con deleghe alla pianificazione, al risk e compliance. Se il board aveva ignorato l’invito di Bankitalia ora non può esimersi dal rinnovarsi. A fine aprile viene nominato il nuovo presidente, Rosi, e dal consiglio di amministrazione fa carriera e diventa vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre dell’allora neoministra Maria Elena. Rimane vacante la poltrona di direttore generale. Per individuare un sostituto Etruria si rivolge a un’agenzia di cacciatori di testa, la Geovision Srl. Ma c’è anche chi si muove autonomamente: Boschi.

Come anticipato da Libero e ricostruito ieri dal Fatto, è in questo periodo che Boschi si rivolge all’amico Valeriano Mureddu, l’imprenditore 46enne di origini sarde e cresciuto a pochi passi da casa Renzi a Rignano sull’Arno, per chiedergli se conosce qualcuno in grado di fare il direttore generale della banca. Mureddu, come ha lui stesso confermato ieri al Fatto e a Repubblica, si è rivolto “all’amico che ritengo mio mentore”: il faccendiere Flavio Carboni. A lui presenta anche Boschi. Lo porta a Roma. Si vedono tre volte, ha riferito ieri al Fatto l’uomo a processo per la P3. Carboni ha poi telefonato a un altro amico: Gianmario Ferramonti che, al pari di Carboni, ha attraversato gli ultimi decenni d’Italia attraverso fascicoli giudiziari e particolari legami politici. Il faccendiere gli chiede se conosce qualcuno “capace di salvare Etruria – ha detto a questo quotidiano Ferramonti – così gli propongo Fabio Arpe: una persona preparatissima, brava, capace”. Lo porta a Roma da Carboni, glielo presenta. Carboni si persuade. Così chiama nella capitale Mureddu e gli propone il nome di Arpe. “Valeriano poi lo riferisce a Boschi che lo porta nel Cda”, ha riferito Carboni.

I quotidiani economici dell’epoca riportano la notizia secondo la quale il presidente Rosi nella seduta del cda del 23 luglio 2013 ha proposto a direttore generale Fabio Arpe. Notizia confermata al Fatto ieri da alcuni consiglieri di amministrazione che riportano come il nome di Arpe sia stato sottoposto anche a via Nazionale per non “avere certezze assolute”.

Bankitalia però esprime dei dubbi. Arpe era stato multato dalla Vigilanza nel dicembre 2012 per la Marzotto Sim. Non che sia l’unico: in quel momento vicepresidente è Boschi, già multato anche lui dalla vigilanza per 144mila euro come membro del cda in cui sedeva dal 2011. Sanzione che non gli ha ostacolato l’ascesa alla vicepresidenza. La nomina di Arpe viene invece fermata su parere di via Nazionale. Arpe era reduce da una lunga e articolata vicenda giudiziaria che aveva coinvolto banca Mb, vicenda dalla quale però è stato ritenuto poi totalmente estraneo. Probabilmente è un “bravissimo imprenditore”, come sostiene Ferramonti. Ma ha la sfortuna, in questa vicenda, di essere “l’uomo indicato da Carboni”. E la domanda ancora senza risposta può fornirla solamente Boschi: perché decide di muoversi autonomamente per individuare il direttore generale e si rivolge a Carboni? Sì, attraverso Mureddu. Che lo porta a Roma per presentargli il faccendiere, con cui si incontra poi tre volte. Quindi non può non sapere.

E quale tipo di legame e rapporto ha Boschi con Mureddu, tale da spingersi a sfogarsi con lui della drammatica situazione della banca – come riferito dal 46enne di origini sarde al Fatto – e chiedergli di indicare il nome del direttore generale? Mureddu è al momento un personaggio piuttosto misterioso. Al suo attivo ha una società, Antiche Dimore, e non ha mai avuto altri incarichi aziendali. Libero ieri ha scritto che il 46enne è noto per essersi spacciato come agente dei servizi segreti e lo indica come un massone indagato dalla Procura di Perugia. A quanto il Fatto ha potuto verificare nel capoluogo umbro esiste un’inchiesta su alcune logge ma è stata avviata da poco e non ci sono, al momento, indagati.