- Latifa, Amat, Swsan e i loro figli cercano riparo alla periferia di Sadaa, Yemen, durante un'ondata di bombardamenti, 27 agosto 2015
Latifa, Amat, Swsan e i loro figli cercano riparo alla periferia di Sadaa, Yemen, durante un’ondata di bombardamenti, 27 agosto 2015 (Maria Turchenkova per Time)

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Negli ultimi cinque anni, l’economia dell’Italia ha registrato una crescita negativa, -1,4 per cento. Una delle eccezioni è stata l’industria militare: nel 2014, il governo ha autorizzato esportazioni di armi per 2,6 miliardi, un aumento del 23 per cento rispetto all’anno precedente. E quasi un terzo di queste armi è finito all’Arabia Saudita, che da marzo, senza alcun mandato dell’Onu, bombarda lo Yemen. Quasi un terzo di queste armi ha causato 6mila morti.

Ma qui nessuno neppure sa che c’è una guerra in Yemen.

Nessuno neppure sa lo Yemen dove sta.

In Italia se anche hai una laurea in Relazioni internazionali, come me, tutto quello che hai capito del colonialismo è che l’Italia era diversa dagli inglesi e dai francesi. Non è mai stata così feroce. Perché in fondo, no?, noi italiani siamo allegri, caciaroni. Stiamo simpatici a tutti. E quindi studi storia, al liceo, all’università, ma nessuno ti dice che quella per l’Etiopia, negli anni Trenta, non fu una guerra di conquista, ma di sterminio: perché eravamo diversi dagli inglesi e i francesi, sì, ma perché Mussolini non voleva né l’assimilazione, come i francesi, né l’amministrazione indiretta come gli inglesi: voleva semplicemente un’Etiopia senza etiopi.

Ma poi, Mussolini stesso: la mente era la Germania, era Hitler. Mussolini, no?, gli è solo andato al traino. Perché in Italia, se studi storia, questo è tutto quello che ti dicono. Che Mussolini era così stupido che non si accorse del petrolio, e definì la Libia uno scatolone di sabbia.

Non ti dicono dei gas, dei campi di concentramento.
Non ti dicono che in Libia siamo stati i primi al mondo a usare i bombardamenti aerei.

L’Italia è così. Non si prende mai sul serio.
La guerra? Noi? La guerra è cosa degli americani.
Noi abbiamo solo ruoli di sostegno. Di messa in sicurezza.
Noi abbiamo i carabinieri, mica i soldati.
A noi ci vogliono tutti bene.

L’Arabia Saudita è il maggiore importatore di armi al mondo. Nel 2015 ha speso 6,4 miliardi, un aumento del 54 per cento rispetto al 2014 – e per il 2016 si prevede un ulteriore aumento, fino a 9,8 miliardi. Un dollaro su sette dell’intero commercio mondiale. Con cui sono state comprate, tra le altre cose, 3950 bombe MK83, 2245 bombe Paveway IV e 209 bombe Blu 109 fabbricate dalla RWM Italia in Sardegna: in assoluto contrasto con la legge 185/1990 che vieta l’esportazione, o anche solo il transito sul nostro territorio, di armi dirette a paesi in stato di conflitto o responsabili di violazioni dei diritti umani. E in assoluto contrasto con il trattato sul commercio delle armi, che impone all’Italia un rigoroso sistema di controllo e vigilanza.

Sono le bombe con cui vengono bombardati persino gli ospedali di Medici Senza Frontiere.

Ma mentre in Gran Bretagna, altro paese che sta vendendo armi all’Arabia Saudita, un gruppo di avvocati ha dato al governo 14 giorni di tempo per revocare le autorizzazioni, e preannunciato altrimenti un’azione legale, mentre in Gran Bretagna è tutto sul Guardian qui non abbiamo che la voce di Amnesty International, di Riccardo Noury, e dei pochi esperti. Giorgio Beretta, Francesco Vignarca, Enrico Piovesana. Qui non importa niente a nessuno.

Eppure, se anche la vita degli yemeniti ci è indifferente, e così quella dei sauditi, con le donne che non possono manco guidare, e i dissidenti impiccati, lapidati, decapitati in piazza, i Raif Badawi condannati a mille frustate per il reato di giornalismo, se anche tutto questo non ci importa forse però potrebbe importarci che armare l’Arabia Saudita, in realtà, significa armare lo Stato Islamico: perché è l’Arabia Saudita, lo Stato Islamico che tutti accettiamo, l’Isis vestito di bianco, come ha scritto Kamel Daoud sul New York Times, a diffondere quell’Islam wahhabita che è l’ideologia dei movimenti jihadisti. Ed è l’Arabia Saudita a finanziarli con le sue sconfinate ricchezze. Rafforzare l’Arabia Saudita significa rafforza l’Isis.

Non stiamo armando il nemico dello Yemen, ma il nostro nemico.

Ma a novembre Matteo Renzi, come se niente fosse, è andato a Riad a discutere di affari. Perché le armi, poi, non producono solo morti: producono anche appalti.
E mentre la stampa estera parlava delle bombe italiane, la stampa italiana rideva della rissa notturna per spartirsi i Rolex regalati dal re.

La guerra? Noi?