“La Rai non si occupi solo di Quarto, ma anche degli indagati o arrestati nelle file del Pd”. Il Movimento 5 Stelle in commissione Vigilanza Rai ha annunciato due interrogazioni per chiedere spiegazioni sulla programmazione della tv pubblica: la prima in generale sull’informazione di questi giorni, la seconda sulla puntata del Tg1 del 15 gennaio. “Ben venga l’attenzione sui temi della legalità nei comuni”, ha detto la prima firmataria Dalila Nesci, “però ci aspettiamo la stessa dovizia di particolari riservata al caso Quarto per tutti le vicende di indagati o anche arrestati nelle file del Pd. La Rai è ancora in tempo a non violare i principi del pluralismo se accende i riflettori sui casi che abbiamo segnalato”.

Oggi la stessa Nesci è tornata a criticare la programmazione: “Il Tg1 continua”, ha scritto su Facebook, “a costruire casi su notizie inesistenti, mentre ignora argomenti seri come i consiglieri indagati a Catania”. Per questo secondo la deputata “quella portata avanti dal Tg1 di Mario Orfeo è una campagna filogovernativa che umilia in modo imbarazzante il pluralismo televisivo”. “Il primo telegiornale italiano continua a costruire casi su notizie inesistenti come quella di Pomezia, mentre ignora argomenti seri come quello dei tre consiglieri del comune di Catania che hanno legami con persone legate alla mafia”. Il riferimento è al caso del sindaco grillino Fabio Fucci accusato dal Pd di aver affidato un appalto del comune in provincia di Roma a una coop già commissariata per essere stata vicino a Salvatore Buzzi.

Una scelta quella della Rai che secondo la Nesci sarebbe dettata dai presunti interessi del direttore editoriale Carlo Verdelli. “Non si parla”, ha concluso, “del caso Catania dopo che lo stesso è approdato in commissione Antimafia, perché le vicende che riguardano esponenti del Partito democratico non possono venire raccontate da chi vuole restare attaccato alla propria poltrona, sopravvivendo ai possibili valzer di nomine, aggrappandosi alla sottana del renzismo”.