Il giovedì è una serata televisiva strana assai. O forse no, non lo è per nulla, considerando il pubblico televisivo italiano. Su RaiUno va in onda Don Matteo 10, ma della serie con Terence Hill abbiamo già ampiamente parlato la settimana scorsa e non è il caso di ritornarci su. Sull’altro canale principale delle reti generaliste, cioè Canale5, va in onda quel tormentone insostenibile che è diventato Il Segreto, la telenovelaccia spagnola che Mediaset sfrutta da anni in ogni salsa per fare cassa all’Auditel.

RaiUno e Canale5, come noto, raccolgono la maggioranza relativa (quasi assoluta) dei telespettatori  di prima serata, e anche i dati di ieri sera confermano questa tendenza: Don Matteo 10 ha ottenuto una media di 8,1 milioni di spettatori (31% di share), mentre Il Segreto si è fermato a 3,5 milioni (13,4% di share). Più di 11,5 milioni di italiani (il 45% di chi guardava la tv), insomma, hanno trascorso la serata di giovedì guardando questi due prodotti televisivi.

Ognuno in tv guarda quello che vuole, ci mancherebbe, ma non ci si può esimere da alcune considerazioni che riguardano il pubblico televisivo italiano, le scelte delle reti generaliste e la mancanza di coraggio di chi mette a punto i palinsesti. Per quei pochi che non sanno di cosa stiamo parlando, forse è bene spiegare cos’è Il Segreto. El secreto de Puente Viejo (questo è il titolo originale) è una soap opera spagnola che va in onda dal 2011 su Antena 3, dalle 17.30 alle 18.40, arrivata alla sesta stagione (cominciata il 5 gennaio 2016). In Italia, invece, Canale5 ha deciso di puntare massicciamente su questo prodotto, forte anche dei risultati incredibili raggiunti all’Auditel. Ecco, allora, che dalle parti di Cologno piazzano una puntata del Segreto appena possono, in giorni e orari diversi. Ogni pomeriggio, innanzitutto, ma spesso anche in prima serata (prima la domenica, ora il giovedì). E ovviamente non manca lo sfruttamento del fenomeno da parte dei programmi di infotainment come Pomeriggio 5 e Verissimo.  Il Segreto narra le vicende intricatissime del paesino spagnolo di Puente Viejo, dagli esordi del Novecento ai decenni successivi, e lo fa ponendo l’accento soprattutto su storie d’amore contrastate e drammatiche, con risvolti spesso mortali. In principio furono Pepa e Tristan, personaggi principali delle prime stagioni, ma ora tocca alla nuova generazione di belloni che piangono, soffrono, amano, ridono e ammorbano pomeriggi e serate delle donne italiane.

Il Segreto è un pessimo prodotto mascherato da prodotto ben realizzato. Fotografia e scenografie sono fatte bene, così come i costumi, a coprire le lacune imbarazzanti della sceneggiatura e dell’intreccio narrativo. Il successo di questa seriaccia da donnine di trent’anni fa non è poi così difficile da spiegare. Per farlo, ci affidiamo a un articolo che Stefano Balassone ha scritto poco tempo fa per il sito del Fatto Quotidiano: “La spiegazione potrebbe essere cercata nell’incrocio di almeno tre diversi aspetti: c’è quello dell’esotismo ma non troppo” (siamo della Spagna di quasi un secolo fa); si aggiungono le consuete dinamiche caratteriali (gelosia, avidità, supponenza, ingenuità, spavalderia ecc.); e non mancano l’azione e l’avventura. Insomma, dall’intimo si passa all’epico e al favoloso come se niente fosse”. Altrettanto interessanti i dati che Balassone fornisce sulla composizione del pubblico: “Innanzitutto il pubblico femminile, che del resto da sempre premia i percorsi del racconto e in particolare le signore over 55 (mentre tra le donne più giovani e fra i maschi si registra qualche cedimento di fedeltà e attenzione). Il Nord ha disertato in massa (nel Veneto siamo al 5%) mentre il Sud è corso in caserma dal 18% dell’Abruzzo fino al 30% della Calabria. Infine, per quanto riguarda i livelli di istruzione, le licenze elementari dicono “presente” col 30% e poi, più sale il titolo più s’abbassa lo share, fino al 6,6% dei laureati”.

Tornando al giovedì sera televisivo, però, riusciamo a trovare una scappatoia al duopolio don Matteo – Il Segreto. Scappatoia che, come spesso capita, punta dritto verso i lidi di Sky, quindi verso un’offerta a pagamento, che giocoforza non può essere un’alternativa disponibile per la totalità del pubblico televisivo. Cosa manda in onda Sky, mentre su RaiUno e Canale5 va in onda la banalità, l’ovvio, la qualità infima, il prodotto seriale imbottito di benzodiazepine? La quinta edizione di MasterChef Italia (dalle 21,10 su SkyUno), con il nuovo giudice Antonino Cannavacciuolo che è arrivato a rafforzare la già collaudata squadra composta da Carlo Cracco, Joe Bastianich e Bruno Barbieri. MasterChef funziona, e questo si sa. Così come è evidente la sapienza narrativa e di montaggio di un programma che ha rivoluzionato il modo di fruire la cucina e il cibo sul piccolo schermo. Confrontando il cooking show di Sky con Don Matteo e Il Segreto, ci assale un senso di amara impotenza di fronte alle scelte arcaiche dei canali generalisti, assolutamente privi di qualsivoglia impulso sperimentale. Ci si affida a quello che piace al gruppone medio (e mediocre) del pubblico italiano, senza provare ad alzare l’asticella, senza provare a “educare” chi guarda la tv. Non con i documentari della BBC, beninteso, perché qui la “cultura” intesa in senso classico non c’entra niente. Si può fare intrattenimento di qualità, si può cullare e rilassare il telespettatore anche senza stordilo o drogarlo con tuniche da prete, perpetue e carabinieri pasticcioni, o peggio ancora con amorazzi spagnoli di inizio Novecento. Ecco perché MasterChef rappresenta un’oasi insostituibile per il giovedì sera in tv. Almeno per chi può permettersi l’abbonamento al bouquet satellitare di Rupert Murdoch. Per tutti gli altri, non resta che affidarsi alle preghiere, sperando in un futuro migliore, magari facendosi aiutare da don Matteo o da don Anselmo, parroco di Puente Viejo.