Si comincia sempre facendoci su quattro risate. Sempre. Ora poi che c’è il mondo dei social, le risate si condividono, e possono anche diventare virali, così di una nostra battuta possono ridere in tanti. Chissà chi è stato il primo. Chissà se se ne sarà vantato, poi, con gli amici. O se si sarà dispiaciuto di non aver lasciato la firma su quella prima battuta, oggi diventata una delle bufale più diffuse in rete: ogni volta che Aaron Ramsey dell’Arsenal segna un VIP muore. Sai le risate. La maledizione di Ramsey, la chiamano ormai.

La prima volta, di questa battuta, risale ormai a quasi cinque anni fa. 11 marzo 2011, Ramsey, centrocampista gallese in forza all’Arsenal va in goal contro il Manchester United, in una sfida considerato un classico del calcio inglese. Il giorno dopo la notizia della morte di Osama Bin Laden fa il giro del mondo. Nessuno, ovviamente, collega le cose. Per ora. Poi, però, il 2 ottobre Ramsey, che non è un attaccante, ma un centrocampista, va di nuovo in goal. Stavolta nel derby londinese con il Tottenham. L’indomani a morire è Steve Jobs. Qualcuno fa la prima battuta. Perché Bin Laden e Jobs sono due personaggi famosi in tutto il mondo. E la coincidenza fa ridere, dicono.

Due settimane dopo Ramsey segna in Champions League, contro il Marsiglia, e l’indomani il mondo apprende la notizia della morte di Gheddafi. Altre risate. Quante risate. La lista comincia a farsi lunga. Altri goal. Altre morti importanti. Goal al Sunderland, morte Whitney Houston. Goal al Wigan, morte di Videla (sembra che il nostro abbia una passione per i dittatori, ride qualcuno). E poi Paul Walker, dopo una doppietta ai gallesi del Cardiff. Robin Williams dopo un goal al Manchester City. Il regista Richard Attenborough, e a subire la rete di Ramsey era stato l’Everton. Adesso è la volta di David Bowie, ancora con il Sunderland e Alan Rickman, goal al Liverpool. Due morti celebratissime, giustamente, vista la levatura dei personaggi in questione. Due goal di Ramsey, che ovviamente torna a essere protagonista di risate e notizie virali.

Ovviamente si tratta di una bufala, e anche solo doverlo dire mette in imbarazzo. Ramsey è un buon calciatore, centrocampista dai pieni buoni e dal fiuto per il goal. Di goal, in realtà, nel lasso di tempo che ha dato vita a questa leggenda, ne ha fatti diciannove, ben più di quelli riportati qui sopra. Solo che per nutrire una bufala basta mettere in circolo qualcosa di circostanziato, di credibile, diciamo così, e lasciare che poi siano i polli della rete a farla girare. Del resto, di personaggi famosi ne muoiono tanti, tutti i giorni, che ci vuole a collegare un goal di un calciatore alla morte di un VIP.

Solo che se uno lo facesse con un bomber, che so Messi, Ronaldo, magari il capocannoriere della Premier League Romelu Lukaku o un nostro calciatore che si toglie spesso il vizio del goal come Totò Di Natale, il gioco funzionerebbe alla stessa maniera, ma avrebbe meno incidenza, perché questi segnano sempre. Ecco quindi la Legge di Ramsey, la Maledizione di Ramsey. Un goal, via a cercare il morto. Un morto ci sarà. Così succede che un calciatore, una persona, Aaron Ramsey, nello specifico, si trovi addosso l’etichetta di jettatore, tanto che sarà mai?, sai le risate.

È successo anche da noi, in Italia, con Mia Martini, prima, e Marco Masini, poi. Sono sempre tristi, cantano canzoni disperate, portano nero. Con la Martini sappiamo come è finita. Masini ha avuto la forza d’animo di tirarsene fuori, e uno zoccolo duro di fan che lo hanno sempre sostenuto, cacciando via le malelingue. Le risate, quelle che ci facciamo leggendo dei goal di Ramsey che provocherebbero la morte dei VIP, quelle sì che uccidono, davvero. Sciocchezze, bufale un tanto al chilo, ma le voci cattive sulle persone, quelle restano, e sono davvero difficili da cacciare lontano.