Lo Stato incassa milioni di euro dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco dei passeggeri. Ma non gira tutti i soldi che spettano – per legge – ai Comuni in cui ha sede un aeroporto. Tanto che ora si è arrivati ad accumulare un debito di oltre 55 milioni di euro. La storia va avanti da dodici anni, senza che sia stata mai trovata una soluzione. E così l’Associazione nazionale comuni aeroportuali italiani (Ancai) ha inviato una diffida alla presidenza del Consiglio, al ministero dell’Economia e al ministero dell’Interno per ottenere risposte esaustive. E, soprattutto, per incassare da Matteo Renzi finalmente le somme dovute. Ma non solo. Anche la modalità di erogazione dei diritti d’imbarco è contestata dall’Ancai: i Comuni hanno ricevuto la comunicazione dell’importo – inferiore al dovuto – negli ultimi giorni dell’anno solare. Nel 2015, infatti, sono stati informati ufficiosamente solo il 30 dicembre, mentre l’ufficialità è arrivata il 7 gennaio. Questa incertezza ha provocato un pesante effetto sulla gestione dei bilanci comunali.

CIFRE IN PICCHIATA Ma come si è giunti a questo punto? Nel 2004 è stata istituita l’addizionale comunale sui diritti di imbarco di un euro. Ogni passeggero paga così sul proprio biglietto aereo questa somma aggiuntiva, che serve prima di tutto a raggiungere la quota di 30 milioni di euro da destinare all’Ente Nazionale Assistenza al Volo (Enav). Superata tale cifra, l’eccedenza dovrebbe essere così ripartita: il 60% al Viminale per le spese di sicurezza nelle strutture aeroportuali e il 40% ai Comuni in cui ha sede uno scalo. Ma qui sorge l’intoppo: i soldi versati effettivamente sono stati sempre di meno rispetto alle stime. Già nel 2005 «sono stati erogati ai Comuni, a titolo di addizionale di imbarco, importi sensibilmente inferiori rispetto a quelli che sarebbero stati di effettiva spettanza degli stessi», si legge nella diffida dell’Ancai indirizzata a Palazzo Chigi.

FUORI I SOLDI – L’Ancai ha calcolato il debito dello Stato per ogni Comune dal 2005 al 2014, relativi alle 18 amministrazioni che hanno avviato l’azione legale: Fiumicino vanta un credito di 24milioni e 500mila euro. Il Comune di Ferno, invece, deve avere dallo Stato 5 milioni e 102mila euro: a seguire ci sono i Comuni di Orio al Serio (3 milioni e 637mila euro), di Cinisi (3 milioni 146 mila euro), di Somma Lombardo (3 milioni e 039mila euro), di Elmas (2 milioni e 290mila euro) e di Pisa (2 milioni e 875mila euro). E così via per un totale di 55 milioni e 539mila euro. Il deputato del Partito democratico, Antonio Misiani, si sta occupando del caso e ha presentato un’interrogazione parlamentare. L’esponente del Pd, interpellato da ilfattoquotidiano.it, spiega: “Bisogna rimettere ordine nei meccanismi di funzionamento dell’addizionale, restituendo gli arretrati dovuti e definendo tempistiche certe nell’erogazione delle spettanze”. Insomma – conclude Misiani – “è un atto dovuto nei confronti dei comuni che ospitano gli scali aeroportuali e che sono chiamati a fronteggiare disagi ed extracosti da coprire. I problemi durano da oltre un decennio. Solleciteremo il governo affinché siano finalmente superati”.

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