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Oggi voglio dedicare questo spazio a far conoscere in Italia l’appello dell’associazione tunisina Shams che si batte per la depenalizzazione degli atti omosessuali. In Tunisia la partita è davvero aperta. Una corte ha sbattuto in galera un ragazzo, Marwen, poi in appello l’hanno scarcerato. A Kairouan hanno arrestato sei studenti e li hanno condannati a tre anni. In appello li hanno scarcerati. Stop and go anche per l’autorizzazione alle iniziative dell’associazione Shams, come si legge in questo toccante appello.

“Sotto minaccia, Shams lancia un appello a tutti i progressisti della Tunisia.

In seguito alla querela depositata dall’incaricato dei contenziosi statali per conto del segretario generale del governo che mette in causa la legalità dell’associazione e il fondamento dei suoi obiettivi, il presidente del Tribunale di primo grado ha ordinato il 28 dicembre 2015 la sospensione di tutte le attività dell’associazione per 30 giorni. Questa deplorevole decisione completamente ingiusta interrompe un dibattito sociale fondamentale per alcune minoranze della società.

La situazione delle minoranze sessuali nella nostra giovane democrazia, se di democrazia si tratta, è piuttosto delicata. Molti
giovani vivono nella precarietà perché hanno dovuto, volenti o nolenti, lasciare la famiglia. Essi non sono soltanto perseguitati dai familiari, dai parenti, dalla società, ma anche dallo Stato che non li riconosce e distrugge il loro futuro imprigionandoli a causa del famigerato articolo 230 del codice penale.

Oggi più che mai abbiamo bisogno del sostegno di quelle minoranze che difendiamo con le unghie e con i denti. Abbiamo bisogno del sostegno dei democratici che credono nei diritti (delle persone). Abbiamo bisogno degli umanisti. Abbiamo bisogno di musulmani illuminati che possiedano altre interpretazioni della religione. Abbiamo bisogno del sostegno di tutte le altre associazioni con cui vorremmo cooperare e stringere legami più forti al fine di rendere il dibattito più efficace. Abbiamo bisogno di tutte le persone che credono in una Tunisia migliore e egualitaria.

Dalla creazione di Shams, abbiamo dovuto affrontare un accanimento mediatico contro la nostra associazione che potremmo definire “Shams Bashing”. La maggior parte dei media ha approfittato dell’avvio del dibattito per infiammare il pubblico, attaccando un’associazione che vuole proteggere le minoranze sessuali. Eppure, in una democrazia degna di questo nome, queste minoranze dovrebbero acquisire i loro diritti di esistere nella più completa dignità, come il resto dei cittadini tunisini.

È passato quasi un anno dalla nostra assemblea generale costitutiva del 23 gennaio 2015, la nostra associazione si è impegnata nel
lanciare un dibattito sociale sulla situazione delle minoranze sessuali in Tunisia. Manteniamo questa promessa e ci batteremo fino alla fine per proseguire questo dibattito e far evolvere le mentalità. Ci siamo quindi opposti alla decisione liberticida e antidemocratica che è stata presa.

L’udienza avrà luogo il 19 gennaio 2016. Anche se, per sfortuna, un giorno Shams sarà costretta a dissolversi, sappiate che il suo spirito continuerà a vivere. Noi militeremo dentro altre associazioni, all’interno della società civile, tenendo vivo il dibattito iniziato. La lotta sarà lunga ma noi siamo ottimisti. Il nostro paese è sempre stato di esempio per il mondo arabo e sarà sempre un modello da seguire.

Ringraziamo in questa sede tutte le associazioni, i politici e i giornalisti tunisini e stranieri che ci hanno sostenuto e che continuano a incoraggiarci. Ringraziamo tutti coloro che hanno creduto in noi e nella nostra causa. Ringraziamo tutti coloro che hanno osato sostenerci pubblicamente”