C’era chi era in ritardo sistematicamente, chi faceva scambio di cartellini, chi si assentava clandestinamente dalla scrivania per diverse ore, e infine c’era anche chi usciva anticipatamente dal lavoro per andare in palestra. Nove dipendenti della sede bolognese del ministero dello sviluppo economico, tutti ancora in servizio, sono stati condannati in primo grado a un anno e due mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato. Dopo sette anni dall’inizio delle indagini e col rischio che tutto finisca in prescrizione alla fine del 2016, la battaglia di Ciro Rinaldi, il funzionario che denunciò i colleghi, ha raggiunto il suo primo obiettivo. L’ufficio di via Nazario Sauro era finito nel mirino degli investigatori dopo che Rinaldi, allora delegato della Cgil-Funzione pubblica aveva raccolto le confidenze di due impiegate costrette a lavorare il doppio per le assenze degli altri. Inizialmente l’esposto riguardava solo sette persone, ma il pubblico ministero Antonella Scandellari aveva chiesto il rinvio a giudizio per ben 29. Durante le indagini la Guardia di finanza con una telecamera nascosta aveva infatti documentato che la pratica di abbandonare il palazzo di via Nazario Sauro era molto più diffusa di quanto potesse far pensare la denuncia. In udienza preliminare il gup ne aveva poi archiviati 20.

Gli imputati, ai quali è stata concessa la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna, sono Mario Corso, Laura De Cinque, Eleonora Farina, Angela Forni, Silvia Lipparini, Maria Raimondi, Licia Serra, Claudia Vaccari e Anna Maria Inchingolo. I nove dovranno inoltre risarcire i danni al ministero. Per loro la pm aveva chiesto condanne differenziate fra gli 8 e i 10 mesi e per uno di loro, Corso, la assoluzione. Ma il giudice del tribunale di Bologna ha scelto una linea più dura, condannando tutti, senza differenziare il trattamento fra chi aveva più o meno responsabilità.

Negli ultimi tempi Ciro Rinaldi, oltre a denunciare le lungaggini del procedimento giudiziario (che è rimasto fermo all’udienza preliminare per oltre un anno), aveva anche raccontato le forti pressioni nei suoi confronti e nei confronti di una delle dipendenti che aveva voluto raccontare tutto. Intervenne la stessa Cgil che parlò di comportamenti sulla funzionaria “al limite del mobbing. Gli imputati intanto in tutti questi anni sono sempre rimasti al loro posto e in alcuni casi hanno ottenuto anche delle promozioni.