È stato arrestato all’alba di oggi Fabio Perrone, detto Triglietta, l’ergastolano in fuga dal 6 novembre scorso dopo un’evasione da film dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Era nel suo paese natale, a Trepuzzi. Da lì, in questi oltre due mesi di ricerche, non si sarebbe mai mosso. È sulla base di questa convinzione che gli investigatori sono riusciti a stringere il cerchio su di lui.

“Aveva una fitta rete di rapporti”, ha detto Sabrina Manzone, capo della Squadra mobile, che ha aggiunto il dettaglio più inquietante: “Nell’immaginario collettivo, Perrone stava diventando un idolo”. E questo ha alimentato la rete di aiuti che gli ha permesso di continuare la sua latitanza. Assieme a lui, in manette è finito anche il suo fiancheggiatore, Stefano Renna, 32 anni, incensurato, proprietario dell’abitazione in cui l’omicida è stato ritrovato, al civico 54 di via 2 giugno.

“Triglietta, sei fritto”, la frase, ironica ma indicativa della tensione sciolta, con cui Riccardo Secci, capo della Polizia Penitenziaria salentina, ha concluso l’operazione. Il blitz è stato condotto intorno alle 5 di questa mattina assieme agli agenti della Squadra mobile e del Reparto prevenzione crimine. Perrone è stato colto di sorpresa, braccato in pochi secondi, dopo aver tentato di scappare dal terrazzinno, sul quale è stato ritrovato accovacciato. Aveva capito di avere il fiato sul collo. E ha tentato l’azzardo, un’altra fuga, calandosi dal primo piano. Ma ha dovuto arrendersi: la casa era già stata circondata dalle forze dell’ordine e lui alla fine si è consegnato. Tuttavia, “era preparato per una reazione violenta”, ha precisato Secci.

Era armato, Perrone. Aveva la pistola rubata all’agente in ospedale, con un colpo in canna e 15 cartucce. Aveva anche un kalashnikov, altre dieci cartucce calibro 12 e contanti per 4.660 euro. Che in casa ci fosse qualcun altro lo ha rivelato subito un dettaglio: al momento dell’irruzione nell’appartamento, sul tavolo c’erano diverse bottiglie di birra. Renna era rientrato da pochi minuti. E anche per lui, titolare di un bar in paese, è arrivato l’arresto.

In questi 63 giorni, Triglietta non è stato nascosto sin dall’inizio in quella villetta, in cui, anzi, era arrivato da poco: negli spostamenti continui, ma sempre nella zona, da un covo all’altro, ha lasciato delle tracce. Mettere insieme i pezzi è stato il compito degli investigatori (hanno collaborato anche carabinieri e Guardia di Finanza), coordinati direttamente dal procuratore capo Cataldo Motta.
Nessuna informazione confidenziale ha agevolato le indagini. Anzi, diversi sono stati i tentativi di depistaggio. Soprattutto ambienti legati alla Scu avevano fornito indicazioni su un trasferimento dell’evaso nei Balcani, in particolare in Albania e Montenegro. Ma si è sempre trattato di notizie poco convincenti: “Qui lui aveva le sue conoscenze e qui lo abbiamo cercato”, ha ribadito Manzone.

“La scelta di rimanere a Trepuzzi – ha spiegato il procuratore aggiunto Antonio De Donno, durante la conferenza stampa convocata in mattinata in Procura – sta a significare che aveva la consapevolezza di poter beneficiare degli appoggi necessari, sia per reperire armi che per essere supportato economicamente. Questo ci impone di fare un ulteriore sforzo, per capire da dove provengano quel kalashnikov e quel denaro”.

Un ruolo chiave per incastrarlo lo avrebbe svolto una donna, ma su questo e altri dettagli vige grande riserbo, proprio perché c’è un’intera matassa ancora da sbrogliare. Perrone è stato interrogato per circa due ore negli uffici della Questura di Lecce. Poi, a metà mattinata, è stato trasferito nel carcere di Borgo San Nicola insieme a Renna, tra le sirene a festa della Polizia Penitenziaria.