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Quanto lavora Raffaele Cantone? Ma, soprattutto: quante denunce arrivano ogni giorno all’Autorità dell’anticorruzione, su quante braccia e menti può contare il presidente? Quanto grandi, o quanto piccoli sono gli uffici? Qual è la misura della selezione, quanti tangentisti vengono pescati con le mani nel sacco e quanti invece restano impuniti?

Il 29 ottobre scorso avevo idea di raccontare su questo giornale il lavoro quotidiano dell’Autorità più esposta in Italia, chiamata a fronteggiare il nostro male endemico. Mi sembrava fosse interessante un reportage. Nulla di aggressivo: il racconto piano, forse banale, di un’attività ad alto valore aggiunto per la democrazia. Mi sono rivolto dunque al portavoce e gli ho trasmesso la richiesta. Lui, gentile: Ti faccio sapere subito. Passa un giorno, poi due, poi cinque. Il dieci novembre un mio nuovo sms: e allora? Lui, premuroso: ne parlo al presidente e ti faccio sapere.   Passa un giorno, poi due, poi cinque. Passa novembre. Niente. Passa dicembre. Nulla. Il 2 gennaio ringrazio per l’attenzione. Il portavoce, gentilissimo: non ti sarà sfuggito in quali nuove attività l’ufficio è stato coinvolto.

Non mi è sfuggito nulla, caro portavoce. Raffaele Cantone c’è ovunque accada qualcosa, ed è la nostra nuova madonna pellegrina. Risplende di luce e ogni questione che affronta è risolta e ogni dossier è studiato, ogni minuzia è dettagliata. Ovunque ci sia un problema, lui c’è. L’ultimo esempio? E’ scoppiata la grana di Quarto, il comune infestato dalla camorra e guidato, si fa per dire, dai Cinquestelle. In queste ore Quarto è dappertutto: tv, internet, giornali.

A Quarto è in arrivo anche Cantone, titolava ieri Repubblica. In questi mesi, mentre attendevo di aver accesso agli uffici per conoscere come diavolo facesse a tenere testa all’Italia così malandrina, ho contato una sua intervista, poi un’altra, un’altra ancora e ancora e ancora. Dichiarazioni puntuali, giornali prestigiosi, rigore assoluto. Interviste, interviste e interviste a Cantone sul favoloso mondo di Cantone.

LA REPLICA DI RAFFAELE CANTONE
Gent.mo dott. Caporale,
ho letto con grande dispiacere e rammarico il post sul suo blog. Dispiacere e rammarico perché io non ho mai saputo della sua richiesta di voler fare un reportage sul funzionamento dell’autorità. Si è evidentemente creato un equivoco. In primo luogo, non c’è mai stato in autoritá una figura che facesse da mio portavoce. Non è prevista nel l’organico e si tratta di una figura professionale che non è assolutamente in linea né con il mio modo di essere né tantomeno con il modo in cui mi approccio in genere con i suoi colleghi.

Può chiederlo a tantissimi di loro. Hanno tutti il mio numero personale e sono abituato a rispondere anche se non ho il numero in memoria. Molti suoi colleghi sia del suo precedente giornale che di quello attuale possono confermarglielo.

Non ho mai pensato ad un portavoce perché il riolo che ricopro non lo richiede e sarebbe fuor di luogo!
Fino al 31 dicembre del 2015 si è occupato dei rapporti stampa una persona che, provenendo da altro ente, ha cessato il rapporto di lavoro con l’autorità e dal 2 gennaio non lavora più in Anac.

Non escludo che mi possa aver detto genericamente un po di tempo fa di una richiesta come la sua, ma escludo categoricamente che mi abbia parlato della volontà (anche reiterata) di un giornalista (indipendentemente dalla testata di appartenenza) di venire a fare un servizio in autorità.
Come è giusto che sia, mi assumo completamente la responsabilità anche di comportamenti non personali perché chi dirige una struttura deve farsi carico anche di omissioni e negligenze di chi lavora con lui!

E le chiedo pubblicamente scusa, invitandola quando vuole a venire in autorità e a passare li tutto il tempo che vorrà.

La nostra è l’autorità che si occupa di trasparenza pubblica e deve assolutamente essere una casa di vetro e, quindi, non può che essere aperta a chi, con il suo lavoro quotidiano, parla ai cittadini che sono gli unici nostri interlocutori cui teniamo. Spero vorrà al più presto accogliere il mio invito.
La saluto cordialmente e le faccio i migliori auguri di buon anno

Quando contattai la segreteria del presidente Cantone venni invitato a mettermi in comunicazione con il suo portavoce. Prendo atto adesso che così non è e che il mio originario interlocutore ha cessato, diciamo così, le sue funzioni. Ringrazio Cantone della premura con cui ha risposto e della disponibilità a illustrare anche nel dettaglio l’attività dei suoi uffici e certamente accolgo il suo invito. (a.cap.)