“Una rappresaglia con motivazioni risibili, che dà l’idea del clima che si respira in questo paese”. È arrivato a Ferrara anche il segretario nazionale Filctem-Cgil Emilio Miceli per partecipare all’assemblea di stabilimento. Nella sala mensa di LyondellBasell non si parlava solo di un licenziamento considerato ingiusto dagli oltre 300 lavoratori del petrolchimico presenti.

In gioco il rapporto stesso tra aziende e lavoratori al tempo del Jobs Act. Il caso di Luca Fiorini, messo a casa perché durante un incontro tra rsu e direzione avrebbe usato comportamenti violenti (smentiti tra l’altro dagli altri delegati che lo accompagnavano), nasconderebbe secondo Miceli un preciso “disegno politico che l’azienda ha in mente”, vale a dire quello di “sostituirsi al sindacato ed escluderlo dai confronti”.

“È una situazione simile a quella degli anni ’50 – avverte il segretario dei chimici –, quando si licenziavano i sindacalisti per poi liberarsi dei dipendenti. Le aziende hanno bisogno di avere le mani libere per approfittare dell’aria che si respira in questo paese, dove si vuole assegnare ai lavoratori la colpa della crisi economica”. E colpire una “figura scomoda” come Fiorini comporta un “gravissimo precedente per le relazioni sindacali”. Non è il solo Miceli a pensarla così. Basta scorrere le fila dei presenti che si chiedono “ora chi si candiderà come rsu, con la paura di essere licenziato?”.

E allora a questo “gravissimo precedente” i sindacati confederali rispondono con un braccio di ferro. I dipendenti Basell sciopereranno a oltranza. Dopo il primo ciclo di giorni a braccia conserte che terminerà il 14 gennaio è già pronto un secondo ciclo fino al 20 gennaio.
Le ragioni le riepiloga Fausto Chiarioni, segretario provinciale Filctem. A partire dal giorno del ‘fattaccio’. “Si stavano discutendo le modalità di gestione degli esuberi e la nostra richiesta era quella di riassegnare le posizioni disponibili, quando possibile, invece di procedere coi licenziamenti. Un tema chi si intreccia ai fatti del 10 dicembre, quando ci furono i licenziamenti immotivati e improvvisi di due lavoratrici, reintegrate successivamente dopo le nostre proteste. Credo che quello dell’azienda sia un tempismo scelto ad hoc. Ora chiediamo che il licenziamento di Fiorini venga annullato e siamo pronti a coinvolgere tutti i lavoratori del petrolchimico nella mobilitazione “.

La battaglia proseguirà anche fuori dallo stabilimento e lontano dagli orari di lavoro. Il sindacato affiancherà Fiorini nell’impugnazione del licenziamento. Che intanto al suo arrivo davanti ai cancelli dello stabilimento incassa una infinità di abbracci e applausi. Sono almeno 350 le persone ad attenderlo. Di tutte le grandi aziende della provincia. “Luca è stato anche il nostro ex segretario e tutti lo ricordiamo come persona onesta e corretta”, spiega l’rsu di Versalis Andrea Boldrini. “Il licenziamento di Fiorini non solo va rigettato, ma ci dà il senso della nostra battaglia – insiste Miceli -. Se pensavano di dividerci ci hanno uniti. Se pensavano di isolarci si sono isolati. Saremo più forti, perché abbiamo la piena consapevolezza di avere ragione”.

Ci sono anche i politici. C’è Paolo Calvano, segretario regionale del Pd, che anticipa come annuncia “in questi giorni presenteremo un’interrogazione di Pd e Sel in Regione e non escludiamo altri strumenti come un question time per avere risposte dal ministero”. “Se ci sarà la necessità – aggiunge la deputata ferrarese Paolo Boldrini – chiederemo chiarimenti a livello parlamentare, perché si faccia luce su quello che è accaduto realmente. Mi auguro il reintegro di Luca, una persona che ha sempre lottato per garantire i diritti dei lavoratori”.

E il diretto interessato? “Io so una cosa – sono le parole di Fiorni -: che in questo territorio ci sono valori come la solidarietà e la dignità delle persone, e anche la dignità delle imprese, che hanno stabilito di comportarsi in un certo modo. Ora questa impresa sta facendo un’altra cosa e se interverrà anche il governo andrà bene non per me, ma per il lavoro. Per dare un segnale che si rincorre la Cina non solo sui bassi prezzi, ma che si può essere più competitivi sui valori: i valori materiali come la dignità, il rispetto e la valorizzazione del lavoro. Non sull’autoritarismo e l’obbedienza a testa china, perché su quella strada lì son più bravi gli altri, e sono di più”.