Pensavamo che la brutta storia della vendita delle obbligazioni subordinate ai piccoli risparmiatori fosse ormai acclarata e, invece, no. Voci autorevoli puntano il dito sulla vera causa: l’ignoranza dei risparmiatori! Per confortare la tesi vengono utilizzate ricerche sulla modesta educazione finanziaria italiana pari alla Grecia, alla Tunisia, al Brasile. Dati interessanti purché si ricordi che l’asimmetria informativa tra banca e cliente rimane ineliminabile e le istituzioni proteggono proprio l’ingenuità del risparmiatore. In caso diverso accetteremo la filosofia che Totò  nel film Totò truffa spiega a Ernesto Calindri: “Lo so dovrei lavorare invece di cercare fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro!”. A differenza di quanto accade troppo spesso nel nostro mondo finanziario, il commissario Calindri è pronto a difendere “i fessi”e ad arrestare puntualmente il suo amico truffatore.

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Non sembra necessario aggiungere analisi perché i responsabili dell’accaduto sono palesi: le autorità preposte alla garanzia del risparmio, gli amministratori collusi tra territorio e affari personali e l’incapacità o peggio del management. La decisione del governo di attribuire all’Autorità anticorruzione e non alla Banca d’Italia la gestione dei rimborsi ne appare la conferma. Anzi, condividendo la preoccupazione per l’immagine dei nostri regolatori sui mercati finanziari, abbiamo finto di credere alla famosa solidità del sistema bancario italiano e al corretto funzionamento dei controlli. In realtà c’è ben altro in gioco che quattro piccole banche regionali. Mps è ancora in stato di difficoltà, la Popolare di Vicenza e la Veneto Banca sono oggetto di cure da cavallo. Non dimentichiamo i casi di Tercas, di Carige, della Popolare di Spoleto, della Popolare di Milano. Più indietro nel tempo, era solo il 2008, lo scandalo Italease… Quanto hanno perso i risparmiatori? Era un problema di competenza dei clienti o di scarsa conoscenza del management dei derivati, e di suoi comportamenti delittuosi?

Per questi motivi sorprende, e mi scandalizza, che un economista sottostimi i problemi di governance del sistema e lanci sul Corriere della Sera la patente dei risparmiatori. Secondo la surreale proposta, una persona che voglia aprire un conto corrente in una banca non deve essere garantita dalle istituzioni sulla sua solidità. No, deve superare un esame per dimostrare di avere le nozioni di base: tasso di interesse composto, diversificazione del rischio… Un esame da estendere agli attuali correntisti (a partire dai truffati perché ignoranti confessi!). Milioni di correntisti che si affollano davanti alle filiali bancarie in attesa di verificare la propria competenza!

In realtà conosciamo le medicine amare per cambiare le cose nel credito: il sistema di proprietà e controllo a partire dalle Banche Popolari e dalle Banche di Credito Cooperativo; lo svecchiamento del management, salvo alcune eccezioni noto per essere gerontocratico; un più efficace controllo preventivo dei rischi degli istituti. Personalmente non chiederei ai risparmiatori di studiare per avere l’onore di portare i soldi in banca. Se avessi un unico gettone da puntare, copierei la vecchia Bank of England che, essendo ben più importante del nostro ex Istituto d’emissione, ha aperto le porte al nuovo. Ha scelto il governatore dal mercato: Mark Carney già a capo della Banca del Canada e successore di Mario Draghi al Financial Stability Board, l’ente di regolazione del sistema finanziario globale. 

Viviamo in un’epoca in cui la fiducia disegna le relazioni e i modelli di consumo e di vita. Quando saliamo su un aereo o su una nave da crociera diamo per scontato che qualcuno si sia occupato della salute psicofisica del pilota e dell’idoneità al comando del capitano. Se accade un incidente si accertano l’eventuale errore umano, le procedure di sicurezza della compagnia, il comportamento delle autorità preposte al controllo del traffico aereo o della navigazione. Non si suggerisce ai passeggeri di studiare ingegneria aeronautica o tecniche di navigazione. A maggior ragione nella finanza.