Una torta da 63.500 euro più Iva. Soldi pubblici che grazie ad una delibera, la numero 2235 approvata il 24 dicembre 2015 dall’Azienda sanitaria locale (Asl) de L’Aquila, si spartiranno per due anni 16 testate abruzzesi: quotidiani online, blog, soprattutto televisioni. Un bel regalo di Natale che la Asl aquilana, diretta fino al 31 dicembre scorso da Giancarlo Silveri, ha voluto fare a pochi eletti. A quale scopo? “Alle testate televisive e giornalistiche – è scritto nel documento – dovrà essere richiesta la diffusione di informazioni istituzionali riguardanti l’Azienda, la diffusione dei comunicati redatti dall’ufficio stampa aziendale, la realizzazione di spot, redazionali, interviste e quant’altro considerato utile al raggiungimento degli obiettivi del Piano della Comunicazione dell’Azienda Sanitaria”. Pubblicità trasformata in servizi giornalistici, insomma. Una circostanza che sta scatenando polemiche sul territorio, in particolar modo fra gli addetti ai lavori.

Sedici, come detto, le testate coinvolte. A cominciare da Tele Sirio, “la prima web tv d’Abruzzo”, come recita il suo sito, alla quale andrà la fetta più grossa del totale: 12mila euro. Due in meno, invece, sono quelli che incasserà L’AqTv, in onda su due distinti canali del digitale terrestre in Abruzzo. Radio L’Aquila e Abruzzo Web riceveranno 6 mila euro a testa, mentre le testate online Il Capoluogo e Primadanoi dovranno accontentarsi, rispettivamente, di 4.500 e 4 mila euro. Nella lista però figurano anche Marsica Live, sito diretto da Eleonora Berardinetti, figlia del consigliere regionale Lorenzo Berardinetti, e Periodico vola (ad entrambe andranno 2.500 euro). Senza dimenticare L’Editoriale, L’Aquila Blog, Abruzzo 24ore, Centrabruzzonews, Onda Tv, Antenna 2, TV6 e Aquila TV, che riceveranno duemila euro ciascuna.

A gestire i rapporti con gli organi di informazione citati poc’anzi sarà Pierluigi Tancredi, ex assessore e consigliere regionale dell’Aquila in quota centrodestra, oggi responsabile delle relazioni esterne dell’azienda sanitaria, “al fine di determinare, con caratteristiche di contingenza e/o programmatorie, il contenuto giornalistico sinallagmatico del corrispettivo economico”, è scritto nella delibera. Nella quale vengono anche esplicitati i criteri di scelta delle testate e della suddivisione delle somme. “Per quanto riguarda gli importi massimi di affidamento per ciascuna testata – spiega l’atto –, sono proposti da questo servizio sulla base di vari parametri, peraltro non sempre riscontrabili con precisione e già utilizzati in passato quali la diffusione sul territorio, la capacità di attrarre utenze sulla base dei pochi dati di ascolto e di lettura che è stato possibile ottenere, la capacità tecnica di produrre spot, format, redazionali, interviste e approfondimento sui temi sanitari”.

Ma non sarebbe stato meglio utilizzare quei soldi per l’assistenza dei pazienti? “La Asl spende ogni anno circa 600 milioni di euro per curare i malati: quella assegnata alle sedici testate con questa delibera è una cifra minima utile, a mio avviso, ad informare correttamente i cittadini in un momento in cui la sanità sta andando incontro a cambiamenti epocali alla luce del decreto Lorenzin”, spiega a ilfattoquotidiano.it Giancarlo Silveri. Il quale rigetta anche qualsiasi possibile rischio di ‘asservimento’ della stampa. “Nell’assegnazione delle somme, definite in modo formale con i vari organi coinvolti, non è stata fatta una divisione fra buoni e cattivi – assicura l’ormai ex manager della Asl aquilana – Trovo giusto che i comunicati che l’azienda redige vengano pubblicati al fine di evitare qualsiasi forma di allarmismo derivante dalle scelte prese dal governo centrale. Al giorno d’oggi fare del terrorismo psicologico è facile: ho quindi ritenuto opportuno poter avere la possibilità di divulgare il nostro punto di vista su ciò che realmente accade”.

“Non si capisce sulla base di quali criteri siano state scelte alcune testate invece che altre: sarebbe stato opportuno per la Asl indire un bando pubblico onde evitare di ritrovarsi di fronte a figli e figliastri”, attacca però il presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta. Il quale, contattato da ilfattoquotidiano.it, spiega di aver inviato questa mattina una lettera al direttore generale dell’azienda e alla Procura della Repubblica de L’Aquila per ottenere copia della documentazione prodotta al fine di prevenire qualsiasi violazione deontologica. “I giornalisti hanno delle regole precise stabilite da numerose carte – ricorda Pallotta –. Il principio cardine di questa professione è l’autonomia: non ci possono né devono essere versamenti di denaro i quali rischierebbero di minare la credibilità delle testate e dei colleghi coinvolti”.

Twitter: @GiorgioVelardi