C’è un solo modo per ricordare ed onorare la memoria di chi fu sterminato, un anno fa, nella redazione di Charlie Hebdo ed è quello di rispettarne lo spirito originario, l’irresistibile passione per l’invettiva, per il politicamente scorretto, per le immagini più estreme ed urticanti.
Ricordarli attraverso la retorica e la celebrazione significa oltraggiarli, anche da morti.

Paradossalmente il riconoscimento più bello a loro e ai loro eredi è arrivato da quei religiosi, cattolici ed islamici, che si sono irritati per la copertina dell’ultimo numero, raffigurante il Dio della guerra e del terrore, che, peraltro, era uno dei temi storici della rivista, sin dalla fondazione.

charlie

Ancora più fastidiosa, tuttavia, è la retorica di quei governanti che, dopo aver marciato a Parigi per la libertà di informazione e di satira, sono tornati in patria e, con il pretesto della lotta al terrore, hanno tentato e tentano di limitare il diritto di cronaca e la libera circolazione delle persone e delle opinioni.
Tra quei governanti non mancavano neppure i rappresentanti di quei paesi, dall’Arabia Saudita alla Turchia, passando per la Siria e la Cina, che sono in testa alla lista dei paesi che perseguitano gli oppositori, la libertà di espressione, il diritto alla satira, i cronisti che non piegano la schiena.

Tra di loro Ruqia Hassan, una giornalista siriana, uccisa, anche lei, dall’Isis.
Ruqia aveva tutto per dispiacere agli oscurantisti e agli integralisti: era donna, credeva nella separazione tra stato e Chiesa, aveva scelto di restare a Raqqa e di continuare a raccontare la vita quotidiana, usava l’arma dell’ironia, era diventata un punto di riferimento per chiunque volesse saperne di più sulla Siria e sulla presenza dell’Isis.
Troppo per il boia, anche perché quella voce narrava dall’interno dell’impero e in tal modo lo ridicolizzava, ne mostrava contraddizioni e fragilità.

Chi non poteva sopportare la libertà e lo sberleffo di Charlie, ancor meno poteva e può sopportare la presenza di giornalisti “musulmani” che non accettano di farsi “oscurare”, per questo ci sembra giusto ricordare insieme chi, pur diverso per svelte politiche, civili e religiose, è stata ammazzato per non aver accettato bavagli, di qualsiasi natura e colore.