Dopo l’interruzione delle relazioni diplomatiche con l’Iran, l’Arabia Saudita tenta di colpire Teheran nel portafoglio. “Sabotando” quella che quest’anno, con la fine dell’embargo occidentale, si candidava a diventare una importante fonte di entrate per la Repubblica islamica guidata da Ali Khamenei: il petrolio. Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale della monarchia saudita, stando a quanto riporta il Wall Street Journal ha infatti comunicato martedì un’importante riduzione dei prezzi praticati agli importatori europei del suo oro nero. Una mossa, secondo l’analisi del quotidiano statunitense, mirata proprio a minare l’economia iraniana e alzare il livello della competizione sui mercati occidentali. Su cui l’Iran, dopo l‘accordo sul nucleare, si prepara a ricominciare ad esportare idrocarburi su larga scala.

Italia e Spagna, ricorda il Wsj, prima del bando alle importazioni compravano rispettivamente il 13 e il 16% del petrolio importato proprio da Teheran. Poi, con le sanzioni, i barili di greggio iraniani sono stati soppiantati da quelli sauditi e russi. E ora Ryad, già alle prese con un forte calo degli introiti a causa del crollo del prezzo del petrolio, teme che il ritorno sul mercato dell’antico concorrente possa peggiorare ulteriormente i suoi conti. Senza contare i contrasti di natura prettamente religiosa, saliti di livello dopo l’esecuzione in Arabia del religioso sciita Nimr al-NimrHamid Hosseini, presidente dell’unione iraniana degli esportatori di petrolio, ha detto al Wall Street Journal di aspettarsi più competizione dopo le recenti tensioni politiche, ma ha anche ostentato ottimismo spiegando che l’Itan offrirà termini di credito più favorevoli e potrebbe anche barattare petrolio in cambio di altri beni.

Saudi Aramco, che fissa su base mensile i prezzi per le diverse aree del mondo in cui vende in base a domanda e altri fattori, ha deciso che a febbraio amplierà lo sconto per il suo light crude di 60 centesimi di dollaro al barile in Nord Europa e di 20 nei Paesi del Mediterraneo. E febbraio non è un mese qualsiasi, bensì quello in cui l’Unione europea revocherà ufficialmente l’embargo sull’import dall’Iran. Al contrario, Ryad ha incrementato di 0,6 dollari il prezzo verso l’Asia e mantenuto inalterato quello sugli Usa.