I nuovi eroi d’Europa? Li abbiamo individuati, nell’anno appena trascorso, nei greci che hanno votato no al referendum sul memorandum, in chi si oppone alla svendita della sovranità nazionale, in chi combatte l’Isis, o in chi soccorre migliaia di disperati in fuga dalla guerra, e in chi nonostante la crisi riesce a centrare obiettivi perché fugge all’estero. Una lista a cui mi sento di aggiungere quello che considero il vero punto di ri-partenza per un vecchio continente che, più che mai, deve rinascere dalla cultura: la figura del dàskalos.

grecia bandiera 675

Come ho scritto nella prefazione aggiornata del mio libro Greco-eroe d’Europa (Albeggi) appena tradotto in greco grazie al sostegno del Ministero degli Esteri, la moderna carta di identità di un paese si ritrova nei prodotti che realizza e che esporta. L’Italia ha il made in Italy, con abbigliamento, agroalimentare e artigianato. La Germania le auto, i trapani, i farmaci. La Francia i gioielli, i cosmetici. I paesi del golfo il petrolio e così via. La Grecia che conosciamo cosa produce? Feta, yogurt e poco altro perché importa l’85% dei prodotti di cui ha bisogno. Sì, ma ieri?

Millenni prima di Cristo la Grecia ha prodotto un qualcosa da cui si sono abbeverati nel corso dei secoli tutti i popoli e tutti gli Stati: la civiltà. Il cosiddetto “politismòs” è stato il collante di successi e trionfi, proliferazione di altre civiltà e progresso scientifico, curvoni della storia, discese e risalite. No, non è questo un cocciuto e retorico invito alla nostalgia, bensì una scommessa: rischiosa ma affascinante. La rivoluzione, sin qui dimenticata, del grande bagaglio storico e culturale della Grecia potrebbe oggi essere nuova linfa per il tanto auspicato Eurorinascimento mediterraneo, che occorre come l’aria tanto alla Grecia quanto agli altri stati membri. Punirne uno per educare altri ventisette non scongiurerà i rischi che sono, evidenti, sul tavolo.

Se è pur vero che ne La Repubblica Platone istruiva al compito principale di “invitare a pensare sul destino della vita individuale e sociale degli uomini per un destino da immaginare, argomentare e costruire”, è altrettanto vero che negli ultimi cinque lustri è mancata clamorosamente una seria e lungimirante programmazione socio-politica anche da parte delle elites. Queste ultime anziché fare da pungolo alla politica europea si sono assopite in una mescolanza, limacciosa e afona, che ha prodotto l’euroimmobilismo a cui oggi si assiste.

Una politica che fa a meno di domande, spunti, analisi e dita alzate per eccepire è una politica che non ha vita lunga. Una società che scarica sulla mala gestione amministrativa e sul malaffare diffuso tutte le responsabilità (anche le proprie) è semplicemente destinata a restare minuscola, prima di scomparire. Società e politica devono tornare a parlarsi e a capirsi, a dibattere e a decidere per il meglio, a scontrarsi per consentire che nasca l’idea. Devono imitare i dialoghi socratici, quando le ore trascorse a discutere di tesi e contro tesi, a smontare le opinioni altrui per rimontarne una più corretta, non erano mai troppe.

Ecco la figura del dàskalos: ovvero il maestro che conduce per mano l’allievo a salire la scala della conoscenza. I veri grandi eroi dell’Europa che vogliono scacciare il medioevo 2.0 in cui ci troviamo sono i maestri che, già oggi, alleveranno i cittadini futuri.

twitter@FDepalo