“Via gli infami da Brindisi. Cucchi vive”. È la scritta comparsa sul muro di uno dei viali più trafficati della città di cui è originario Francesco Tedesco, il carabiniere indagato per il pestaggio di Stefano Cucchi e il cui volto è stato condiviso su Facebook dalla sorella del geometra romano, morto all’ospedale Pertini una settimana dopo l’arresto per spaccio del 15 ottobre 2009.  Anche sul muretto d’ingresso della palestra frequentata da Tedesco è stato lasciato lo stesso messaggio, come spiegato dal proprietario della struttura con un post sui social network. La firma in calce al messaggio è quella della Curva Sud, il settore del tifo organizzato della squadra di calcio brindisina.

La scritta è comparsa nella notte tra martedì e mercoledì, due giorni dopo la polemica scoppiata in seguito allo scatto condiviso da Ilaria Cucchi che aveva spiegato di volersi “fare del male” nel “vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo”.

In un post pubblicato alcune ore dopo, la sorella di Stefano Cucchi, che si è sempre battuta perché la verità sulla morte del fratello emergesse, aveva scritto di non tollerare la violenza e di aver condiviso la foto solo per far capire: “Il senso è che Stefano era la metà di questa persona. Se poi lei si sente offeso da questa foto – aveva scritto rispondendo a un commento – posso solo dire che non l’ho messa io su Facebook”. Il 4 gennaio il legale di Tedesco, Elio Pini, aveva annunciato di voler denunciare Ilaria Cucchi per diffamazione, aggiungendo che il suo assistito “dopo il post è stato sommerso da minacce di morte rivolte a lui e ai suoi familiari”.

L’inchiesta bis sulla morte del giovane romano è nata dopo un esposto presentato dai famigliari e alla luce di quanto scritto nella motivazione della sentenza d’appello. Così l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulle ore seguite all’arresto e fino all’arrivo nelle celle del tribunale. Secondo i giudici, infatti, proprio in quell’arco di tempo il giovane “fu sottoposto a un’azione di percosse e non può essere definita una ‘astratta congettura’ l’ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l’azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che lo hanno avuto in custodia nella fase successiva alla perquisizione domiciliare”. Tra cui appunto il militare brindisino Tedesco, Raffaele D’Alessandro che viene accusato anche dalla moglie in un’intercettazione telefonica pubblicata la scorsa settimana, e Alessio Di Bernardo, tutti indagati per “lesioni personali aggravate”. Sotto inchiesta per falsa testimonianza anche il carabiniere Vincenzo Nicolardi.