“Il premier Renzi ha legato agli esiti del referendum sulle riforme il suo destino politico, è una sua scelta, ma non si dica che c’era un’opposizione conservatrice contro i riformisti: il dibattito è stato su come fare le riforme”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini difende le minoranze, ma allo stesso tempo ricorda l’importanza di un reddito di cittadinanza ed esorta il Parlamento su unioni civili e legge sull’eutanasia: “Il legislatore ha il dovere di occuparsi anche di questi temi”.

La crisi economica continua, anche il presidente Mattarella ha sottolineato l’irrisolto dramma della disoccupazione giovanile. Il governo non è favorevole al reddito di cittadinanza.
Le diseguaglianze in Italia sono aumentate del 33% rispetto al 1980. Triplicate. La media dei Paesi Ocse è di un più 13%. In democrazia le persone senza reddito non possono essere lasciate al proprio destino. Non posso dimenticare il funerale di Romeo, di sua moglie Annamaria e di suo cognato Giovanni, tre persone della stessa famiglia che si sono tolte la vita a Civitanova Marche per problemi economici nel 2013. In questi mesi ho lavorato per rilanciare una maggiore integrazione politica europea. Ho proposto ad altri presidenti di Parlamento di firmare una dichiarazione che metta al centro dell’azione europea i temi sociali. Il reddito di dignità può diventare un tema europeo. L’obiettivo è introdurre un social compact, che possa anche armonizzare in tutti i Paesi dell’Unione il diritto a un equo reddito di cittadinanza. Si potrebbe sostenere con una tassa sulle transazioni finanziarie o una carbon tax. Sulla dichiarazione avvierò una consultazione pubblica on line per chiedere agli italiani quale Europa vogliono, ho proposto di farla anche a livello europeo al presidente Martin Schulz.

Eppure Schengen sembra in pericolo con le frontiere che ritornano dopo molti anni. Non è l’Europa che sognavamo o i buchi nella sicurezza sono davvero così preoccupanti?
Servono un’intelligence comune e più collaborazione tra le polizie. Chiudersi nei confini nazionali ci rende più irrilevanti e senza un’Europa forte è impossibile poi competere con Cina o India. E chiudere le frontiere non sconfigge il terrorismo, è un’illusione ottica. Il problema lo abbiamo già nelle nostre città, come dimostrano Parigi, Londra e Bruxelles.

Unioni civili. Lei s’impegnerà per un accordo in Parlamento?
I partiti ne discutono da molti anni senza trovare una soluzione. Ci sono alcune risposte che vengono chieste dalla società, non si può continuare a ignorare la vita delle persone.

C’è anche la questione del fine vita, una proposta di legge dei Radicali non è mai stata discussa…
A ottobre sono andata a trovare Max Fanelli, malato di Sla, non posso dimenticare il suo viso distrutto dal dolore implorante aiuto… è un altro problema che non può essere ignorato dal Parlamento.

In Italia, però, è ancora forte l’influenza del Vaticano su questi temi.
Non è possibile che per poter ottenere alcuni diritti ci si debba ridurre ad andare all’estero.

La sua area politica di riferimento, la sinistra, esiste ancora?
C’è spazio per una forza di sinistra. Ma bisogna mettere se stessi in secondo piano. Purtroppo continuo a vedere, invece, piccolissimi personalismi. I movimenti di massa nascono fuori dal Palazzo, in giro per l’Italia c’è la capacità di rinnovarsi e mobilitarsi.

Rai: i partiti sono rimasti nell’azienda… È possibile continuare ad avere un servizio pubblico così legato ai cambi di maggioranza?
La Rai dovrebbe essere un’azienda libera dai condizionamenti della politica, non lo è stata in passato e non lo è ancora. Mi auguro che la Rai non perda la vocazione di accompagnare lo sviluppo del Paese.

La grande emergenza di fine 2015 è stata l’inquinamento. Lei ha esortato il Parlamento a occuparsene e a occuparsi di cambiamenti climatici. Ha avuto risposte che giudica positive?
Sull’Europa la Camera si è riunita in una sessione speciale a settembre per chiedere al governo Renzi un impegno verso gli Stati Uniti d’Europa. Anche sul clima abbiamo fatto un convegno con specialisti e scienziati e un dibattito in Aula, con proposte portate a Parigi. Sì, su questi temi mi ritengo soddisfatta.

È giusto usare un referendum come fosse un plebiscito come sta facendo il premier Renzi per le riforme costituzionali?
Renzi ha scelto di legare il suo futuro politico al referendum. È una sua scelta personale e legittima. Ma bisogna precisare che, durante la discussione in Aula, a tratti anche aspra, non c’è stata una posizione conservatrice tesa a rallentare chi voleva riformare. Sul superamento del bicameralismo perfetto tutte le opposizione erano d’accordo. Il dissenso è emerso su come fare queste riforme.

Da Il Fatto Quotidiano del 05/01/2016