Dopo una “maratona” non-stop di 5 giorni il consiglio regionale della Toscana ha approvato la legge di riordino della sanità. Accorpamento delle Asl (da 12 a 3), nuova programmazione di area vasta, riduzione da 32 a 25 delle zone distretto e modifica al processo di governance i punti salienti della riforma. Sono anche introdotti organismi di governo clinico, viene istituita la figura del direttore della rete ospedaliera e la nuova organizzazione del presidio ospedaliero sarà incentrata sull’organizzazione dipartimentale. Il testo, approvato prima di Natale, modifica la legge 40 del 2005 e di fatto supera anche la legge 28 del 2015 approvata lo scorso 16 marzo. Il presidente Enrico Rossi (Pd) assicura che “lo scopo non è quello di tagliare i servizi ma di migliorarli e specializzarli” mentre secondo M5s, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e Toscana a sinistra (che in aula hanno fatto fronte comune presentando oltre 16mila emendamenti) non si fa altro che mettere in ginocchio la sanità pubblica a favore di quella privata. “Il Pd ha voluto ostacolare il referendum” attaccano inoltre le opposizioni ricordando che lo scorso 4 novembre sono state depositate 55mila firme per chiedere l’abrogazione della legge 28. Consultazione ancora ammissibile? La parola passa al collegio di garanzia.

I 16mila emendamenti e l’auto-canguro del Pd
Per aggirare l’ostruzionismo delle opposizioni (oltre 16mila emendamenti) la maggioranza è stata costretta a approvare una riforma “monca”: il Pd ha infatti deciso di stralciare un terzo dei 151 articoli. “Abbiamo il dovere di governare” ha spiegato il capogruppo Leonardo Marras. “Il Pd si è auto-cangurato” ironizza Stefano Mugnai (Forza Italia). Le parti “stralciate” riguardano l’organizzazione di alcuni organismi (consiglio sanitario regionale, commissione regionale di bioetica, commissione terapeutica regionale, comitati etici) e l’adeguamento di norme su assistenza farmaceutica, agenzia regionale di sanità e Estar: “Il confronto su questi aspetti ripartirà a gennaio” assicura Rossi.

“Sistema più snello”. “No, attacco alla sanità pubblica”
Secondo l’assessore alla sanità Stefania Saccardi la nuova legge garantirà “un sistema più snello, con meno burocrazia e più integrazione sociosanitaria, meno direttori generali e meno strutture amministrative”. Secondo il presidente della commissione Sanità Stefano Scaramelli (Pd) “per gli organi dirigenziali saranno risparmiati 1,6 milioni di euro“. Rossi ha inoltre ricordato la riforma del 1995 varata dall’allora governatore Vannino Chiti con cui si passò da 40 a 12 Asl: “S’infiammò tutta la Toscana ma se fossimo rimasti a 40 aziende ora non saremmo certo curati meglio”. Le opposizioni però vanno all’attacco. Tommaso Fattori (Toscana a sinistra) parla di “attacco alla sanità pubblica” poiché l’accorpamento delle Asl viene effettuato “su basi scientifiche discutibili, per gestire tagli di servizi e di personale” mentre Giovanni Donzelli (FdI) la definisce una “non riforma”.

“Un trucco per evitare il referendum”. Rossi: “Non lo temo”
Le opposizioni avrebbero voluto che prima si tenesse il referendum sulla legge 28 e soltanto successivamente si discutesse della legge 33, la nuova appena approvata. Il Pd però ha deciso di non aspettare: “La legge 28 – ha precisato Saccardi – ha avviato la riforma sanitaria con la riduzione delle Asl ma ha rimandato a nuova legge i meccanismi di funzionamento. Compito della Regione era di legiferare per dare gambe alla riforma sanitaria avviata da una legge che sarebbe scaduta il 31 dicembre”. Secondo il M5S però la legge 33 “è solo una forzatura per evitare il referendum”. Adesso il collegio di garanzia dovrà esprimersi sull’ammissibilità o meno della consultazione e eventualmente fissarne la data (il comitato spera che si possa andare a votare entro metà 2016). E se la consultazione non fosse più ritenuta ammissibile? “Si potranno raccogliere nuovamente le firme e chiedere un nuovo referendum sulla legge appena approvata” assicura Saccardi. “Non temo il referendum” controbatte comunque Rossi, ricordando che lo scorso giugno è stato rieletto incassando 650mila voti. “Sul referendum – ha aggiunto il governatore – gli organi competenti decideranno: ricordo comunque che a livello nazionale ci sono state 12 consultazioni per cui le firme sono state raccolte e poi non sono state fatte”.