Il terrorismo, per definizione, è la violenza da parte di organizzazioni non statali che hanno l’obiettivo di terrorizzare le popolazioni e non solo le vittime immediate. Vorremmo analizzare: 1) chi sono i terroristi, 2) quanta paura è effettiva e quanta è percepita, 3) qual è l’impatto economico.

Chi sono i terroristi
Contrariamente a un luogo comune, i terroristi non sono persone povere e poco istruite, insomma non si tratta di vittime dell’indigenza e dell’ignoranza. In gran parte sono persone con alle spalle un retroterra sociale e di istruzione maggiore di quello medio. Sono persone che vogliono forzare la direzione politica, non sono persone che vogliono astenersi, proprio come le persone di reddito e istruzione elevata che votano molto più frequentemente di quelli a basso reddito e istruzione, perché ritengono di essere abbastanza informati e potenti da poter incidere sul corso della politica.

Il terrorismo, insomma, è un fenomeno di “avanguardie” – l’eccezione è il terrorismo dell’Ira, che, invece, coinvolgeva le persone povere e con bassa istruzione. Spesso negli ultimi mesi, il terrorista viene identificato dall’opinione pubblica come un immigrato colmo di rabbia per la vita delle nazioni dalle quali proviene e come tale membro di organizzazioni straniere, per lo più Medio Orientali o africane, magari musulmane. Gli eventi francesi invece portano ad allargare la fascia di persone tipizzate per i loro comportamenti terroristici anche ad immigrati di seconda o terza generazione, magari reclutati in Internet ed addestrati fuori Nazione, per poi farvi ritorno ed agire.

Paura effettiva e percepita
La paura effettiva può essere misurata, a differenza di quella percepita. Morire per mano dei terroristi è un evento molto poco frequente. Secondo dei conti fatti sugli Stati Uniti, morire a causa del terrorismo è meno frequente degli incidenti d’aereo e più frequente degli incidenti di treno, ma è molto (ma molto) meno frequente delle altre cause di morte.

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La paura percepita dipende molto da come il sistema mediatico presenta il terrorismo. Un atto terroristico non è un evento trasparente, nel senso che, se anche la Polizia avesse maggiori informazioni, non le comunicherebbe per non dare conoscenze utili ai terroristi. E dunque le informazioni sono per definizione imprecise, mentre l’impatto degli eventi viene enfatizzato da ogni rete televisiva per portare via l’ascolto alle altre.

L’impatto economico
Diversi studi cercano di quantificare le ripercussioni degli attacchi terroristici sulle economie dei paesi colpiti. L’impatto più rilevante coinvolge il settore militare e quello della sicurezza che sottraggono risorse al welfare e incidono sul movimento di merci e persone. Poi ci sono i costi per controllare la paura e le iniziative di ricostruzione.
L’impatto sull’economia reale del terrorismo, alla lunga, è modesto. Nel caso delle Torri Gemelle ci fu una reazione violenta al ribasso dei mercati finanziari (dovuta anche all’effetto sorpresa e alla temporanea limitazione all’operatività della Borsa). Invece, abbiamo avuto un’indifferenza sostanziale dei mercati finanziari nel caso della strage di Parigi.

Diverso, naturalmente, è l’impatto politico del terrorismo, soprattutto se spinge, come avvenuto ai tempi delle Due Torri, a interventi militari all’estero. I quali interventi hanno di molto accresciuto la spesa pubblica in campo militare.
Per l’istituto per l’Economia e la Pace, un équipe di esperti internazionali che ogni anno elaborano l’Indice di Terrorismo Globale, il reddito globale sarebbe più elevato di almeno il 30% se il mondo vivesse in pace. Eppure gli effetti economici del terrorismo rimangono di difficile misurazione soprattutto quando la portata del fenomeno terroristico è tanto vasta come nel caso dei movimenti integralisti islamici e gli effetti sistemici riguardano intere aree.

Il totale sottratto nel mondo per la gestione e il contenimento della violenza è ipotizzato in 9,46 trilioni di dollari. Una cifra più grande di molte delle più grandi economie mondiali. Il Pil della Germania, per intenderci, è di 3,26 trilioni di dollari, quello dell’India arriva a quota 5 trilioni di dollari.

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I costi economici globali del terrorismo sono al livello più alto almeno dal 2001. Si stima che nel 2014 (ultimi dati definitivi disponibili) abbiano raggiunto i 52,9 miliardi di dollari (rispetto ai 32,9 miliardi di dollari del 2013), con un impatto economico totale di almeno 105 miliardi di dollari. Tuttavia, rispetto ad altre forme di violenza, le perdite causate dal terrorismo sono relativamente piccole. Ad esempio, i costi associati al crimine violento e l’omicidio sono 32 volte superiori alle perdite da terrorismo.

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L’impatto economico si riferisce ai costi diretti e indiretti per l’anno in esame ed il loro calcolo rappresenta un esercizio complicato. I costi diretti del terrorismo includono la perdita diretta di vite umane e danni alla proprietà da un attacco terroristico.

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Tra i costi della violenza, i ricercatori includono anche spese tangibili come quelle mediche, perdite salariali causate dalle conseguenze fisiche della violenza o dai decessi, premi assicurativi pagati per proteggersi contro la violenza e gli stipendi di guardie giurate e poliziotti.

Molti paesi che registrano livelli elevati di terrorismo hanno anche alti livelli di conflitto armato interno. Di conseguenza, è difficile separare gli effetti del terrorismo sulla performance economica di questi paesi dall’impatto economico dei conflitti interni. Mentre la crescita economica e l’export può essere influenzato negativamente da atti di terrorismo, non vi è un rapporto uniforme in tutto paesi.

Non si può pertanto correlare strettamente gli atti di terrorismo alla mancata crescita o ad altri eventi economici negativi, essendo eccessive le variabili e discordanti gli esempi analizzati nel passato.

di Riccardo Pizzorno per @SpazioEconomia