La più antica e tenace guerriglia sudamericana, le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) si prepara ad affrontare l’anno più cruciale della sua lunga esistenza. Un anno di grande importanza nella storia della Colombia, durante il quale sarà firmato, entro il 26 marzo, se tutto va bene, lo storico accordo di pace con il presidente Santos.

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In un Paese violento come questo far parte delle Farc ha costituito, per migliaia di dirigenti e militanti operai, contadini e studenteschi, una scelta obbligata per evitare di essere uccisi. L’organizzazione è cresciuta, arrivando, negli anni Novanta, a controllare interi territori, per poi vedere ridotta la sua potenza, ma costituendo pur sempre una forza militare di tutto rispetto, che può oggi schierare circa diecimila combattenti ben armati e addestrati.

Il conflitto con le guerriglie (oltre alle Farc va ricordato l’Ejercito de liberacion nacional, Eln, con il quale pure dovrebbe intervenire un accordo di pace) nate dalla risposta ai massacri di Stato e alla sanguinosa repressione delle lotte popolari, è costato molto caro al popolo colombiano: tra il 1958 e il 2012 si contano 218.094 vittime e 5.712.506 sfollati. Ma la guerra ha rappresentato un lucroso affare per taluni settori, oggi guidati dall’ex presidente Uribe, responsabile di crimini contro l’umanità e nume tutelare  della peggiore destra venezuelana. Settori che oggi non si rassegnano alla pace e stanno facendo di tutto per sabotare gli accordi, con la chiara speranza di ripetere le vicende dell’Union Patriotica, quando ben 4.000 reduci della guerriglia che avevano dato vita a un partito politico legale che vantava, nel 1986, 14 senatori, 20 deputati, 23 intendenti e oltre tremila consiglieri municipali, furono sterminati dai paramilitari con l’assenso del governo e degli Stati Uniti.

Stavolta, grazie all’impegno di Cuba, Norvegia, Venezuela e Cile, e alla decisiva mediazione di Papa Francesco, potrebbe essere l’occasione giusta per la pace definitiva in Colombia, anche se restano da superare problemi non facili per garantire il reintegro dei guerriglieri nella vita sociale e politica del Paese. Un’occasione da non perdere per costruire nel Paese, lacerato da vari decenni di guerra civile, uno Stato di diritto che è finora completamente mancato. Un passo in avanti per la pace in tutto il mondo e specialmente nell’area latinoamericana, dove quello fra governo colombiano e guerriglia costituisce l’unico conflitto in corso. Una pace che dovrà essere accompagnata da un’amnistia generale, con la liberazione dei numerosi prigionieri politici e la fine delle angherie e torture cui sono sottoposti nelle carceri colombiane.

E’ importante che si costruisca su tale processo una vigilanza democratica anche a livello internazionale. A tal fine è importante disporre di un’informazione completa, fornita in prima persona dalle parti in causa, specie da quelle che, come la guerriglia, si sono dovute finora limitare a scarni comunicati e sono state vittima di vere e proprie campagne di manipolazione mediatica.

Per questi motivi va salutata favorevolmente la decisione delle Farc di dar vita, su Youtube, a un proprio notiziario settimanale. Tale notiziario, denominato Informativo insurgente, affronta i temi oggetto del negoziato: dalla riforma agraria integrale alla giustizia per le vittime, dal problema delle coltivazioni illecite alla partecipazione politica, che costituiscono al tempo stesso grandi temi del dibattito pubblico in Colombia e non solo. Un’ulteriore prova della grande utilità e versatilità dei social media come spazi informativi e di partecipazione politica  e una sfida ulteriore per le Farc e l’insieme della società colombiana oggi impegnate a conseguire finalmente una pace giusta dopo quasi sessant’anni di guerra senza quartiere.