Chi vive nelle zone in cui sono più numerosi i furti d’auto e le rapine è più portato a evadere il fisco. La correlazione emerge da un working paper pubblicato sull’ultimo numero della rivista Argomenti di discussione. L’editore non è super partes ma l’argomento lo conosce bene, visto che si tratta dell’Agenzia delle Entrate. E lo studio, confrontando i dati relativi al periodo 2006-2010, mostra appunto che la distanza tra il gettito atteso e quello effettivamente versato dai contribuenti è maggiore nelle province ad alto tasso di criminalità, misurato prendendo in esame frodi, usura e reati contro la proprietà come furti e rapine. “L’aumento dell’evasione sembra generare quasi in via automatica una crescita dei reati”, è il verdetto.

La spiegazione? “Spesso le vittime di tali attività criminali, come il furto d’auto, le rapine o i furti in genere, risultano tendenzialmente più inclini ad evadere il fisco. Conseguentemente, nel momento in cui subiscono, ad esempio una rapina, si mostrano generalmente i meno reattivi nel denunciare il fatto”. Così si innesca un circolo vizioso: i malviventi sanno che il rischio di essere denunciati è basso e delinquono di più, il che fa salire ulteriormente l’evasione.

Il paper accredita poi la tesi in base alla quale più aumenta la pressione fiscale più sale la propensione a evadere, ma ci aggiunge un tassello: se la tassazione è più bassa, i cittadini tendono a massimizzare i guadagni mettendo in atto più frodi. Come dire che evasore e frodatore sono ruoli intercambiabili, resi più o meno convenienti dal peso del fisco su buste paga e utili aziendali. La morale dell’analisi, si legge nel comunicato delle Entrate, è che “la lotta all’evasione fiscale non può essere scissa dal contrasto alle frodi e al finanziamento illecito“.