Corsi a pagamento nella scuola statale: una possibilità in più per gli studenti, o una pericolosa invasione dei privati nel pubblico? A Casier, in provincia di Treviso, un caso emblematico riaccende il dibattito: lezioni sperimentali di musica, pagate di tasca propria dagli iscritti e finanziate da sponsor, entrano nell’orario curriculare, scatenando le proteste di alcuni genitori. E un bambino che per scelta non le frequenta, si ritrova a fine semestre senza voto. La vicenda arriverà fino in Parlamento, con un’interrogazione del Movimento 5 stelle che chiede chiarezza. Ma per la preside dell’istituto si è trattato “solo di un’incomprensione, tutto è stato fatto con l’approvazione delle famiglie e garantendo il diritto allo studio”. E aggiunge: “Mi fa ridere sapere che ci sarà un’interrogazione a riguardo. È proprio il ministero che incoraggia le scuole a trovare finanziamenti e collaborazioni con i privati”.

Nell’istituto comprensivo statale di Casier, in provincia di Treviso, nell’ottobre del 2014 è partito un progetto di “educazione musicale” rivolto ai bambini degli elementari in partnership con l’azienda Yamaha, che prevedeva “l’intervento di un esperto esterno” e l’utilizzo di una tastiera elettronica per ogni alunno. Qualcosa di diverso e più approfondito rispetto alle semplici ore di musica. E che richiedeva un contributo economico da parte delle famiglie. Valutato in due lezioni sperimentali, il progetto è stato poi approvato, di fatto però entrando nell’orario curriculare del piano di studi, e non come semplice attività di ampliamento dell’offerta formativa.

Lo dimostra il caso nato intorno alle assenze di un bambino, giustificate sempre con “motivi familiari” dai genitori, che avevano domandato alla dirigente di permettere al proprio figlio di seguire la materia con un docente interno. Richiesta accolta dalla preside, che comunque aveva sollecitato la partecipazione dello studente a quella che definiva “l’ora curriculare per lo sviluppo dell’apprendimento della musica”. E infatti nei quadri del primo semestre il bambino che aveva disertato il progetto “Yamaha musica e scuola” si è ritrovato senza valutazione. Problema risolto alla fine dell’anno. “Ci siamo incontrati con i genitori e ci siamo spiegati”, fa sapere la preside. “Lo studente alla fine dell’anno il voto l’ha preso, tant’è vero che ora frequenta la classe successiva. Qualcuno ha voluto speculare su un bambino”. Adesso, però, gli stessi progetti sono stati riproposti in altre sezioni dell’istituto. E si sono ripresentate anche le stesse polemiche, con le proteste di alcuni genitori.

Ilfattoquotidiano.it ha provato a chiarire la questione direttamente con la dirigente scolastica, Elisabetta Costa-Reghini: “Parliamo di corsi collettivi molto formativi, approvati dal collegio dei docenti e dai genitori in maniera trasparente e nel rispetto di tutte le regole”. Qualcuno ha chiamato in causa il diritto allo studio, ma la preside rispedisce le accuse al mittente: “Il progetto viene proposto ai genitori e se c’è un numero minimo di adesioni a renderlo sostenibile si fa, altrimenti no. Siamo nella scuola dell’obbligo e il corso è garantito a tutti: c’è un’azienda che fa da sponsor e copre le quote di chi non può o non vuole pagare il contributo”.

I privati che entrano a scuola, così, sono addirittura due. “Ma non c’è nulla di male, se permette di offrire una possibilità in più agli studenti”, conclude la Costa-Reghini. “Guardate che non è una cosa insolita: succede in tante scuole del Paese”. Infatti, dopo aver ricevuto segnalazioni di protesta, il Movimento 5 stelle ha avviato un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Giannini se sia possibile affidare un corso curriculare ad un esterno a pagamento, e se vi siano altri casi analoghi. Ma – aggiunge la preside di Casier – “è proprio il Ministero che ci incoraggia a ricercare collaborazioni e finanziamenti delle aziende. Lo prevede la riforma dell’autonomia e lo ribadisce a chiare lettere ‘La buona scuola’”. Le domande del M5s, insomma, sembrano aver già trovato una risposta.

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