Prima di iniziare a stendere questo post mi è venuta in mente una scenetta strana che tradurrei così: se voi foste un imprenditore italiano, proprietario di tutte le aziende manifatturiere italiane, dei tre tipi (IdB, SSM, OEM), e se vi foste accorti che il risultato complessivo è insoddisfacente, largamente insoddisfacente, che cosa fareste? Dove destinereste le vostre risorse (poche) utilizzando quella segmentazione un poco primordiale (ma, al momento, non ne avete altre) puntando ad avviare un futuro un poco migliore, più rassicurante, e – importante – più affidabile come durata e redditività nel tempo? Cerchiamo di ricapitolare il quadro proveniente dai passati post.

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IdB – Industria di Base. Se Dante potesse esprimere un giudizio di attrattività dal punto di vista del ‘business’ credo che direbbe: ‘sanza infamia e sanza lodo’. Credo che se oggi dovessimo fare nascere ex-novo la nostra struttura manifatturiera, e considerando il quadro esistente di accordi e patti europei, beh, probabilmente non ci investiremmo nulla: non sarebbe – a mio parere – una cosa del tutto positiva, ma credo che questa propensione a non investirci sopra possa essere quella prevalente. Non ci si possono intravvedere punti di forza, spesso si tratta di tecnologie ad alto fabbisogno di energia (fossile o elettrica), senza grandi possibilità di innovazione rispetto alle medesime industrie europee. L’analisi è eccessivamente sintetica, ma credo che sia tutto sommato corretta.

Sbocco di mercato: altre aziende (SSM e/o OEM) e distribuzione.

SSM – Sub Supplier Manufacturer. Area della subfornitura: area nella quale, ci fosse una classifica mondiale, oggi saremmo di gran lunga i primi. Segnalo subito che questo nostro primato è proprio la causa fondamentale del fatto per il quale la nostra economia manifatturiera è una preponderante ‘economia aleatoria’ e, quindi, ci costringe a soffrire una buona ‘rigidità’ nei momenti di crisi cercando soluzioni occasionali: la famosa ‘economia stocastica’.

Un’altra considerazione importante: in questo settore economico non è possibile fare ‘innovazione di prodotto’, è possibile solo fare ‘innovazione di processo produttivo’ e questa è una limitazione non di poco conto. Occorre infine notare che – operando solo sulla ‘trasformazione’ di materie prime o di semilavorati su disegni altrui – essenziale diventa la competitività tecnologica, il che si traduce nella necessità di essere sempre aggiornati sulle tecnologie disponibili attraverso investimenti continui e costosi (aggiornamento tecnologico). Su tutto questo quadro, che non presenta di suo grandi caratteristiche di gradi di libertà, incombono forti difficoltà nell’applicare un ‘estro’, un ‘design’, una fantasia di business (se così mi si consente di chiamarla) insieme alla sostanziale impossibilità di farne una forte e vigorosa promozione (sia da parte dell’azienda SSM stessa che da parte del Sistema-Paese) nel mondo; e, infine ma non marginale, questa area di ‘business’ è afflitta da una fortissima insidia costituita da una costante controllabilità commerciale. E’ in assoluto l’area di business più difficile, grandemente basata sulla ‘tecnologia’.

Sbocco di mercato: altre aziende (SSM e/o OEM).

OEM – Original Equipment Manufacturer. Area dei prodotti e manufatti vendibili esclusivamente al mercato finale (prodotti ‘finiti’ a catalogo/listino). La caratteristica fondamentale di queste aziende è quella di poter operare ‘utilizzando’ creatività, estro, design, immagine: oltre, beninteso, la capacità tecnologica. Questa possibilità differenzia enormemente queste aziende dalle precedenti: producono e vendono prodotti che raggiungono direttamente le ‘persone’, gli ‘end-users’, quasi sempre attraverso una organizzazione distributiva che può essere di proprietà delle medesime OEM oppure legate da accordi con queste ma – in ogni caso – sono da queste stesse controllate.

Quasi sempre la ‘leva fondamentale’ da queste aziende usata per fare arrivare il loro prodotto all’end-user è la ‘componente emozionale’ che lo stesso end-user – senza rendersene spesso conto – utilizza per acquistare. Si tratta di una costante: serve per vendere un profumo, un capo di vestiario, una automobile, un arredo di casa. Mai – o quasi mai – un ‘end-user’ si spinge a controllare l’effettiva bontà tecnologica del prodotto che intende acquistare: la chiave di volta è ‘l’immagine’ o del prodotto, o della casa produttrice, o di un contrassegno potentissimo che chiamiamo ‘made in Italy’. Contrassegno soprattutto valido nel mondo ‘moda’, nel mondo ‘food’, ma anche nel mondo di quei prodotti tecnologici dove il ‘design’ ha un ruolo rilevante. Ci si ricordi della filosofia ‘Olivetti’…

Per raggiungere questo scopo lo strumento – potentissimo – che ogni azienda OEM al mondo ha a disposizione si chiama ‘advertising’, ‘pubblicità’, ‘promozione’. E’ attraverso questo ‘canale’ che si costruisce e si veicola nel mondo l’immagine della OEM, del suo prodotto, capace di superare tutte le barriere nazionali. Buon ultima, ma efficace se fatta professionalmente, l’attività di sostegno promozionale nel mondo che organizzazioni nazionali particolarmente studiate e strutturate possono veicolare soltanto per i prodotti finiti.

Sbocco di mercato: le persone (end-users) utilizzatrici finali.

Nota bene. All’interno di questo raggruppamento (occorre rispettare la stringatezza di un post) esiste un ‘sottoinsieme OEM’ che chiamerei ‘OEM-engineering’. Oggi particolarmente abbandonato dal nostro Paese, che fu invece uno dei più importanti in materia: nomi come Techint, Italimpianti, Torno, Ansaldo, ecc.ecc. hanno fatto nel mondo cose grandiose, non vendono un ‘prodotto finito’ ma un ‘progetto’ che poi realizzano ‘chiavi in mano’.

Bene: vi ho proposto all’inizio di immaginare di essere quell’imprenditore proprietario di tutte queste aziende manifatturiere italiane (IdB, SSM, OEM) che, deluso dai risultati odierni, deve intervenire investendo ancora – però i soldi sono pochi – e cercando di raddrizzare la pencolante barca. Un imprenditore, quando decide di attivarsi in un’impresa – quando ‘intraprende’ – opera sempre, in tutto il mondo, una scommessa: la ‘coperta è sempre corta’, recita un vecchio adagio economico, per cui occorre fare delle scelte.

Voi su quale comparto sareste portati a scommettere di più? Quale graduatoria primaria – di getto, a blocco – porreste in evidenza nell’indirizzare le vostre decisioni?