Sotto Natale “ci piace” stilare classifiche musicali (ma guarda un po’)! E chi se non Rossano Lo Mele, Direttore Editoriale della storica rivista Rumore, poteva aiutarci nel compilarle? Considerando che – a queste latitudini – son tre anni che lo intervistiamo, possiamo oramai parlare di una piacevole tradizione.

Sentite “sotto l’albero” che cosa ci ha raccontato.

Caro Ross, ancor prima di parlare dei dischi dell’anno vorrei concentrarmi sulla rivista. Come si è evoluto il nuovo corso di Rumore?

Con questo numero di dicembre chiudiamo una prima parte del ciclo di lavoro da quando è subentrata la nuova direzione. Ridendo e scherzando sono passati quasi due anni e mezzo, periodo nel quale abbiamo sentito l’esigenza di rimettere le mani sul giornale, possiamo dire che con questo numero di dicembre chiudiamo una prima parte del ciclo di lavoro, da gennaio, infatti, ci sarà una versione con un restyling grafico: alcune cose andranno a morire, altre, cercheranno invece di cogliere secondo la nostra visione lo spirito dei tempi.

Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo Rumore?

Informazione e analisi sono questioni storicamente preminenti per la rivista; partendo da tali presupposti, proveremo ad implementare ciò che definisce il nostro giornale: ci saranno più opinioni, maggiori punti di vista e poi, le nostre firme storiche scenderanno “ancora più in campo”.

Spiegati meglio…

Alcune persone che firmano da noi, perdonami l’espressione orrenda, sono “opinion leader” nel nostro piccolo mondo musicale. Fargli dire la loro, sebbene a volte potrebbe risultare scomodo, antipatico, significa in realtà tutelare l’unicità del nostro giornale.

Una rivista che entra nel suo venticinquesimo anno…

Il restyling coincide con il venticinquesimo anno di pubblicazione. Non vorremmo passare per autoreferenziali, ma l’anno che verrà in parte celebrerà la nostra storia, oramai discretamente lunga, cercando di riannodarci con il fatto che siamo sempre stati un giornale capace di esprimere le proprie opinioni.

In parallelo c’è il sito…

Il sito funziona, ci siamo stabilizzati anche se abbiamo un bisogno fortissimo di crescere nei numeri. Nell’ultimo periodo abbiamo aumentato il traffico. Ti dirò… e forse questa è una mia responsabilità, anche sul sito proviamo a fare un lavoro giornalistico, non ragioniamo in termini di click-baiting, non sono contrario a questo tipo di strategie se usate dagli altri, ma noi cerchiamo di dare un modello di struttura alle nostre news, cercando di raccontarle e articolarle maggiormente.

Un modello, il vostro, che ha fatto proseliti in Italia…

In effetti, alcune cose le abbiamo inaugurate noi e poi, negli ultimi due anni sono state riprese ad esempio da una serie di siti che hanno deciso di allinearsi a quel tipo di taglio editoriale: mi riferisco alle storie riprese e tradotte “dal mondo”.

Mi stai dicendo che avete creato una tendenza?

Secondo me sì. A livello musicale siamo stati fra quelli che hanno provato “a fare quella cosa” per primi. Una tendenza che non abbiamo inventato noi e questo vorrei specificarlo; il fatto di prendere storie dall’estero, restituendo al pubblico situazioni che altrimenti sfuggirebbero, è una tendenza che fino a due anni fa non era così diffusa.

Quali sono i giornali/siti di riferimento di Rumore?

Mah! Penso che alla fine quello che tutti guardano e nessuno dice resta… Pitchfork Media. Ho preso l’abitudine (probabilmente sbagliando) di non leggerlo per non farmi influenzare più di tanto, diciamo che lo guardo retroattivamente.

Ok, ma cosa conta per Rumore?

Vale molto per noi il modello britannico: dal punto di vista delle storie, dell’analisi e della critica è il tipo di taglio che ci interessa.

Spara qualche nome.

Il modello informativo del Guardian. Colpisce anche il vigore nuovo e lo slancio che ha dato – online – il New Musical Express. Ma esistono alcuni siti americani come Consequence of Sound oppure Stereogum ai quali siamo storicamente affezionati.

E in Italia la notizia musicale come viene trattata secondo te in generale?

Ho come l’impressione che ci stiamo trasformando in un Paese dove tutti vogliono scrivere e nessuno ascolta.

I social hanno sdoganato il giornalista che c’è in ognuno di noi, allo stato attuale delle cose esistono più giornalisti che pizzaioli…

Non occorre generalizzare, esistono realtà floride. Tengo a fare i complimenti – ad esempio – ai ragazzi di Rockit, secondo il mio parere hanno realizzato un sito molto interessante; un bellissimo modello al quale fare riferimento. Vengono in mente le appendici varie riconducibili ad altri siti che si trovano in home page, una grande intuizione.

Solo Rockit?

Penso a siti di riferimento come SentireAscoltare, OndaRock, Rockol, ovvero spazi che nelle loro specificità sono gestiti da persone competenti. Su carta, l’ambiente è sempre ben presidiato dagli specialistici: Blow Up, Il Mucchio tanto per citare i primi che mi vengono in mente.

Provo a lanciarti una sottile o se vuoi pesante provocazione: il rock non è roba per italiani ….

Oddio… questa è una domanda “dalle cento pistole”. Il rock è profondamente per italiani, solo che il modello vincente e massificante che abbiamo in testa è fondamentalmente antico o se preferisci tamarro.

La solita questione, la massa per rock intende Vasco e Ligabue…

In Italia una certa sofisticazione, temo, non potrà mai ambire a grandi numeri anche se poi, succedono cose strane che alla fine fanno ben sperare, come il clamoroso soldout degli Alt-J ad Assago oppure il successo dei Disclosure spostati dal Fabrique sempre al Forum.

Arriviamo al dunque. Focus sull’anno musicale che è stato per voi.

Dal nostro punto di vista sembra ci siano tre grandi categorie: la psichedelia da genere diventa qualcosa che va a inquinare positivamente la musica in generale, e tanti altri linguaggi. E se penso a ciò, mi viene in mente il successo, oserei definirlo mostruoso, dei Time Impala, nati per un ambito ristretto e grazie al successo del terzo disco trasformati in una delle rock band al momento più famose del pianeta.

Fuori la seconda categoria!

L’altro aspetto evidenzia ciò che chiamerei “la musica della nuova verità”. A distanza di un anno siamo tornati ad apprezzare un classico americano capace di raccontare storie vere.

Questa devi spiegarmela meglio…

In un mondo della musica, allo stato delle cose percepito come “gommoso, plasticoso”, regolato da marketing e strategie tutte uguali… esiste fondamentalmente da parte del pubblico un’esigenza di verità che trova ovviamente terreno fertile, una tendenza perfettamente incarnata da Sufjan Stevens, non a caso Carrie & Lowell è il nostro disco dell’anno. Ma sono diversi gli artisti presenti in classifica caratterizzati da tale cifra stilistica. Mi viene in mente Father John Misty ex dei Fleet Foxes, oppure Flavio Giurato, giusto per rimanere in casa nostra. Gente che rispetto alle tendenze, ha scelto di fare un passo a lato per raccontarci uno squarcio di verità.

E per finire…

L’ultima grande tendenza è certamente connessa all’orgoglio “afro-futurista” o se preferisci afrocentrico: anche questo è un passo a lato rispetto a ciò che generalmente la musica propone. Qualcosa di strano e ambizioso che però viene giustamente premiato. Considera che nella classifica di Rumore troviamo al secondo posto Kendrick Lamar con un disco che traduce quanto sopra affermato, oppure Kamasi Washington di cui abbiamo recentemente apprezzato il live in Italia.

A freddo, dammi il tuo disco peggiore dell’anno.

“Azz….” (quasi impreca). Personalmente, ritengo il disco degli Editors pesantemente sotto le aspettative.

E non stiamo sparando sulla croce rossa, Tom Smith e soci sono molto amati anche in Italia.

Stiamo parlando di un gruppo che ho molto amato all’epoca dell’esordio e che ho visto andare avanti progressivamente non rispettando quei picchi elevati.

Esistono però anche i singoli, ovvero quelle canzoni che come virus si insinuano nella testa delle persone e si diffondono. Quale secondo te la canzone commerciale o se preferisci radiofonica del 2015?

Il singolo dei Tame Impala è certamente un’operazione killer, oppure Major Lazer, il suo è un progetto indiscutibilmente perfetto.

Hai rivelato il disco dell’anno di Rumore ma non il tuo…

Il mio disco dell’anno è quello di Jamie XX.

Ross? Siamo arrivati alla fine. Auguraci buone feste con le tue nove canzoni del 2015

Eccole! Buone feste a tutti!

9 canzoni 9 … di Rossano Lo Mele

 

Lato A

Loud Places • Jamie XX

Can’t Feel My Face • The Weeknd

The Less I Know The Better • Tame Impala

Ship to Wreck • Florence and the Machine

 

Lato B

King Kunta • Kendrick Lamar

Multi-Love • Unknown Mortal Orchestra

Winston Churchill’s Boy • Benjamin Clementine

Omen • Disclosure ft Sam Smith

Feel You • Julia Holter