Due persone che sicuramente non passeranno il capodanno insieme sono Rosario Crocetta e Roberto Vecchioni. Il primo è il presidente della Regione Sicilia, il secondo, invitato dall’Università di Palermo n’è uscito con l’infelice boutade: “La Sicilia, che isola di merda”. Un raffinato cantautore come lui poteva esprimersi con altre parole, visto anche che il tema del convegno era: “Educare oggi”. E scippo la battuta a uno strepitoso Crozza nel suo “Paese delle meraviglie” su La 7.

 

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Vorrei aggiungere che di sicuro Crocetta non si scambierà alcun dono di Natale con i giornalisti Piero Messina (L’Espresso) e Antonio Rossitto (Panorama). Subito dopo l’elezione di Crocetta (novembre 2012) Panorama pubblicava un articolo sulle “Amicizie Pericolose ” del presidente: uomini poco raccomandabili di Gela che Crocetta conosceva, sì, ma quando era ragazzino come loro. Mentre l’Espresso ha pubblicato l’intercettazione che non c’è e cioè una presunta conversazione fra Matteo Tutino, medico di Crocetta, e il Governatore, nel corso della quale avrebbe detto che occorreva “Fare fuori Lucia Borsellino come suo padre”. Crocetta sarebbe rimasto in silenzio (e si sa….: chi tace acconsente).

Mangio un’insalata al bistrot “Via Fiori Chiari Plates”, tavolo conviviale, si ci siede anche senza conoscersi. Par hazard il mio vicino di “forchetta” è Vincenzo Lo Re, avvocato specializzato in mega risarcimenti per diffamazione. All’Espresso ha chiesto 10 milioni di euro per diffamazione. Intercetto una battuta di Lo Re e a questo punto lo riconosco: “Mi scusi avvocato, cosa ci fa a Milano…?”. Settima udienza del processo di diffamazione contro Panorama.

Mi dicono amici palermitani che lo conoscono bene che Vincenzo Lo Re fa l’avvocato per vocazione. Nato e cresciuto in un paese, Polizzi Generosa, appollaiato sulle Madonie. Suo padre, Giuseppe Lo Re, era l’Avvocato, la massima autorità in loco, i sindaci si alternavano, lui restava. Vincenzo ha ereditato dal papà lo stesso spirito “missionario”: si aiuta chi non ha voce, a prescindere. Ancora oggi , anche se ha trasferito il suo studio in un grattacielo di Palermo, alcuni clienti vengono dalle sue parti e a volte lo “ripagano” con vino, tuma delle Madonie, oli e salumi, come accadeva a suo padre.
A chi si azzarda a mettere il Presidente in croce, mediaticamente s’intende, il messaggio di Lo Re è chiaro: non nominate il nome di Crocetta invano.

Twitter@januariapiromal