tabacco 675

Quando dalla scienza emergono verità scomode, una strategia possibile per chi le avversa è mostrare gli scienziati divisi, inventarsi una disputa che nella realtà non esiste.

Fu questa la strategia dei sostenitori dell’innocuità del fumo di tabacco, nel disperato tentativo di nascondere al pubblico i danni del fumo: far credere alla gente che esistesse un conflitto alla pari tra gli scienziati che stavano cominciando a dimostrarne i rischi e altri scienziati che dicevano di aver trovato risultati contrari.

E’ questa la strategia da tempo seguita da chi ha creato il più grande disastro ambientale della storia della Repubblica italiana dalla sua istituzione, e deve obbligatoriamente negarlo cercando ancora oggi di mantenere le proprie lobby di riferimento al potere in Campania.

La strategia della negazione col tabacco: i primi studi sui danni da tabacco furono realizzati all’inizio degli anni Cinquanta: fu il giovane epidemiologo inglese Richard Doll (successivamente diventato, insieme al collega Richard Peto una delle icone della moderna epidemiologia) a pubblicare per primo uno studio in cui mostrava come “il rischio di malattia aumenti con la quantità di tabacco fumato”.

Tra il 1950 e il 1953 furono pubblicati numerosi altri studi simili. Fino al più importante, uscito nel 1954. Firmato da Cuyler Hammond e Daniel Horn, due scienziati dell’American Cancer Society, fu realizzato su 187.776 uomini tra i 50 e i 69 anni. I risultati furono sconvolgenti: i fumatori presentano un rischio di morte superiore a quello dei non fumatori del 52%.

Non prima degli anni Settanta comunque l’intera comunità scientifica internazionale si è dichiarata apertamente e completamente in accordo sulla terrificante cancerogenicità del fumo di tabacco e dell’inquinamento dell’aria. Soltanto nel luglio del 2013 la Comunità scientifica internazionale si è espressa definitivamente sulla cancerogenicità certa dell’inquinamento da polveri sottili pm 10 e pm 2.5 da inquinamento dell’aria provocato dall’uomo all’interno delle metropoli urbane.

Ci resta il dolore di oltre cento milioni di morti attribuibili al fumo nel corso del secolo scorso immolati sull’altare del profitto delle multinazionali del tabacco. Solo in Italia oggi registriamo oltre 84mila morti attribuibili direttamente al fumo di sigaretta attivo e passivo eppure ancora oggi “festeggiamo” e non dichiariamo il lutto per l’accordo che ha portato importanti porzioni del nostro territorio nazionale a tornare a coltivare tabacco “di qualità” incentivato e non bloccato sul nascere dall’attuale governo che poi stringe le misure di contrasto al fumo di sigaretta ma solo sui disegnini dei pacchetti in vendita, contrastando solo la vendita di circa 4 miliardi/anno di sigarette di contrabbando per incentivare i circa 80 miliardi/anno di sigarette legalmente vendute da autentico spacciatore di morte.

Il potere dell’immagine: negli anni Cinquanta tutti fumano. E fumano ovunque. Attori e medici, soprattutto, ritratti belli e sorridenti nei manifesti pubblicitari delle marche di sigarette, a giurare che il fumo fa bene alla pelle e fa bene alla salute. Uno di questi è il dottor Clarence Cook Little, che passa dalla American Cancer Society alla direzione del Tobacco Industry Research Committee (nel 1964 cambierà nome nel più efficace Council on Tobacco Research). Con tutta la sua autorevolezza di camice bianco, Little dichiara più volte alla stampa che certi risultati vanno presi con cautela, altri studi saranno necessari e le cose sono complesse. Fumosità di questo tipo. Che però funzionano. Come non notare analogie con le dichiarazioni dei responsabili dei registri tumori ufficiali in regione Campania? Unica regione di Italia dove gli uffici epidemiologici non sono ubicati in IRCCS terzi e indipendenti come in Lombardia, o presso le procure della Repubblica come chiede a gran voce il magistrato Guariniello, ma ben dentro gli uffici non sanitari ma politici della Regine Campania sin dal lontanissimo 1995. Chi governava in quel periodo la regione Campania? Come non notare la anomala coincidenza della recrudescenza del negazionismo scientifico in Terra dei Fuochi proprio oggi che quei politici ritornano a chiedere potere?

Due dati di fatto scientificamente sono inoppugnabili ma nessuno li sottolinea abbastanza:

1. la regione Campania ha perso ( e non tende a recuperarli!) ben due anni secchi di aspettativa di vita alla nascita nel corso dei soli ultimi venti anni, laddove venti anni fa , prima del disastro ambientale, era in perfetta media nazionale;

2. la regione Campania, da anni, sulla base dei peggiori indici di cronicità di Italia, chiede il riallineamento della propria quota del fondo sanitario nazionale considerando a tale scopo proprio questo parametro oggettivo. Siamo infatti la Regione più giovane di Italia, e quindi, economicamente parlando, siamo la Regione che riceve meno fondi pro capite dal Ssn perché essi vengono corretti in aumento laddove esiste una popolazione mediamente più anziana e quindi più bisognosa di cure. Ciononostante la Regione Campania chiede a gran voce il riallineamento di tale ripartizione del fondo perché siamo la Regione con i peggiori picchi di tutte la malattie cronico degenerative di Italia: tutte le malattie cronico degenerative, non certo solo il cancro. Le malattie cronico degenerative sono una tipica espressione di una “pressione” morbigena ambientale eccessiva.

O gli incaricati dalla regione Campania mentono, sapendo di mentire, sul danno sanitario da disastro ambientale, o mentono, sapendo di mentire, nel richiedere più fondi allo Stato nella ripartizione del fondo sanitario suddiviso per quota capitaria corretta solo per età e non anche per indici di cronicità. Per me mente sul primo caso. Ufficialmente, continuando a giocare sui numeri e solo ritardando la evidenza della Verità, si confessa bugiarda sul secondo.

Ai posteri l’ardua sentenza: quanti morti ci costerà questo ritardo senza fare nulla di concreto per evitarlo?