Un incarico “legittimo quando è stato affidato”, diventato un “problema di un’eventuale incompatibilità” solo di recente. Ma resta “tutto da verificare se quell’incompatibilità ci fosse o meno”. A parlare così della vicenda sulla Banca Etruria e sul procuratore Roberto Rossi (che si occupa della questione giudiziaria e ha un incarico a Palazzo Chigi) è il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. Il Consiglio superiore della magistratura ha convocato Rossi per chiarire la questione. Per Legnini “solo di recente, con l’avvio dell’attività di indagine e con il decreto del Governo, per Rossi poteva porsi il problema di un’eventuale incompatibilità. Ed è tutto da verificare se quell’incompatibilità ci fosse o meno. Faremo una valutazione serena e approfondita”.

Tuttavia in mattinata Legnini aveva spiegato che c’è la necessità di “cambiare le regole sui doppi incarichi. Così non va”. “E’ un tema antico quello dei magistrati fuori ruolo e del rapporto tra fuori ruolo e gli incarichi extragiudiziari e poi la terzietà – aveva spiegato il vicepresidente del Csm al Giornale Radio Rai – In questo caso verificheremo se c’è stato o meno un problema. Ciò che è chiaro è che quando il procuratore Rossi ottenne l’incarico e quando ha ottenuto l’autorizzazione del Csm non c’erano ragioni che potessero neanche astrattamente far ipotizzare incompatibilità”. In seguito “poi si è posto un tema ed è questo tema che noi cercheremo di affrontare con serenità e obiettività”. Secondo Legnini “deve cambiare qualcosa e noi abbiamo già cambiato le regole, in senso restrittivo. Abbiamo di recente riformato le regole che sovrintendono l’autorizzazione del Csm agli incarichi extragiudiziari, se si vuole andare oltre bisogna che intervenga lo strumento legislativo”. Si tratta di un cambiamento “che abbiamo già detto in via ufficiale”. La direzione sarà “una riduzione con regole più restrittive che abbiamo emanato”.