Neanche a farlo apposta. Cerco sempre di essere meno critico nei confronti dell’amministrazione brasiliana, ma il fatto è che ti offrono degli assist epici. Dalle 10 del mattino di sabato scorso alle 22 di domenica non-stop di eventi inaugurali, incluso palco con Dj e samba in piazza, e apertura gratuita al pubblico del “Museu do Amanhã” (“Museo del Domani”) di Rio de Janeiro.

Un’opera architettonica imponente, all’interno della quale si parla di ecologia e sostenibilità, progettata dal celebre architetto Santiago Calatrava e costata 55 milioni di dollari. Personalmente ho trovato l’architettura davvero spettacolare. Una sorta di astronave in metallo che atterra sulla Baia di Guanabara, all’interno di un parco enorme e ricco di attrazioni. Dicono che la forma sia stata ispirata dalle foglie delle bromelie. Nonostante gli sforzi personalmente non riesco a percepire la relazione. Comunque.

Il progetto fa parte del gigantesco iter di riqualificazione dell’intera area del porto vecchio. E occorre riconoscere che stanno facendo un lavoro davvero interessante tra musei, aree espositive, locali e loft. Se poi, come pare logico, manterranno le vecchie case d’epoca della retrostante area della Pedra do Sal, l’intero complesso sarà spettacolare e una vera manna per il periodo olimpico, e in genere per il turismo.

Il museo affronta tematiche di sostenibilità, consumi, rifiuti, incremento demografico, evoluzione dell’ambiente. Ospiterà mostre, attività didattiche, conferenze.

Quello che mi impedisce però di starci dentro con la testa è il fatto che il Brasile gioca a fare l’ex paese del terzo mondo che oggi si riscatta e si avvia a diventare potenza mondiale, ricco di petrolio e risorse varie, mentre hanno dovuto chiudere dieci scuole a San Paolo. Mancanza di fondi. Come dire: “E chi se ne fotte del futuro”.

E che dire di un’altra notizia di questi giorni che spiega come un paio di centri di riposo per anziani convalescenti siano rimasti senza aria condizionata, a quaranta gradi.

Neanche a farlo apposta sempre di questi giorni (non che sia una novità, ma alcuni giornalisti hanno deciso di parlarne di nuovo) è la notizia di topi che infestano gli ospedali pubblici, per giunta rimasti senza cibo, che i parenti dei pazienti devono portare da casa. Altro che carceri.

Il museo dal canto suo fa un figurone. Chissenefrega se subito fuori dall’area ci sono mendicanti sotto i portici ai quali portano cibo i volontari tutte le sere.

La riqualificazione e il rilancio vanno benissimo, il futuro forse, quello che rimane un casino è il presente, nel quale viene data soverchia importanza a farsi belli di fronte al mondo e pochissima a educazione, salute o semplicemente i più elementari diritti umani come il cibo e la pulizia. Nel periodo olimpico forse qualche giornalista scaltro e un po’ più curioso della media, che viene da fuori, potrà accorgersi personalmente che tutte le operazioni sociali (sicuramente valide) fatte dal Comune e dal Governo sono quelle che si vedono dalle grandi arterie di traffico.

Ma sono le incongruenze che sono macroscopiche. Il biglietto per il museo costa poco e il martedì è gratuito, ma i bambini delle favelas, con i quali ho a che fare personalmente tutti i giorni, non hanno nemmeno i soldi dell’autobus per uscire dalla loro comunità, senza contare che è pericoloso.

Sicuramente positivo che spendano soldi per riqualificare il territorio di una città non facile. Ma è davvero così complicato affrontare parallelamente le emergenze scolastiche e sanitarie? Non riescono a capire che nonostante gli sforzi, se il pubblico olimpico avrà un’attenzione appena normale, la figura che farà il Brasile non sarà di sicuro tra le migliori?